di Giancarlo Tommasone

La camorra è un tipo di organizzazione criminale che si può definire «liquida» (piuttosto che «fluida»), a causa del suo continuo divenire. Sia per quel che riguarda le diverse cosche e il loro equilibrio (in termini di potere), sia per gli assetti interni ai singoli clan. Nell’ordinanza relativa alla recente operazione contro l’Alleanza di Secondigliano, gli inquirenti descrivono, in un articolato capitolo, i problemi vissuti dal gruppo malavitoso del Vasto-Arenaccia. Molti affiliati intercettati, arrivano, in determinati periodi, quasi a non riconoscere oltre la leadership dei vertici e dei capizona.

Questi ultimi, nonostante siano stati nominati dall’alto (in alcuni casi dallo stesso boss Edoardo Contini), non vengono accettati dagli altri componenti dell’organizzazione. Tra le più critiche verso la gestione del clan Contini – nel periodo in cui alla guida ci sono prima Salvatore Botta, e poi Antonio Aieta – ci sono le posizioni di Vincenzo Tolomelli.

AIUTACI CON UN LIKE A MANTENERE L’INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

La cimice «impiantata» all’interno della sua vettura, fa emergere conversazioni interessanti sullo stato del clan e sui problemi interni. Nel corso di una conversazione che avviene tra Tolomelli e Gennaro Fiorillo, il primo – sottolinea il gip Roberto D’Auria nell’ordinanza -, «esaltava la personalità dei capi storici del clan, ossia Patrizio Bosti e Edoardo Contini, confermando il rispetto e la fedeltà agli stessi, e lamentandosi del comportamento degli attuali gestori del clan».

Il profilo / Il boss in smoking arrestato a Cortina d’Ampezzo

Che la cosca sia in difficoltà, sia dal punto di vista organizzativo che sul fronte finanziario, è sottolineato da Gennaro Esposito, che parlando con Tolomelli e Salvatore Percope, afferma: «(I vertici) stanno distruggendo quello che quei due (Edoardo Contini e Patrizio Bosti) hanno costruito. Contenti loro, contenti tutti, ma poi il loro atteggiamento non porta nemmeno risultati. Potrebbero mandare 10 mesate (stipendi agli affiliati), nemmeno quello stanno facendo, stanno solo rovinando tutto». Discutibile, secondo quanto affermano gli affiliati, anche l’atteggiamento di alcuni leader del clan.

Esposito racconta, come un soggetto, indicato nel cognato di un carabiniere, fosse stato schiaffeggiato, «per il solo fatto – è riportato nell’ordinanza – di essersi appoggiato addosso a degli affiliati», evidentemente per non cadere in terra.

Sempre Esposito si lamenta del fatto che episodi del genere, minino il consenso sociale nei confronti del clan.

«La gente fino ad ora, ci ha voluto bene. Adesso ci stanno schifando proprio». Il riferimento è pure al fatto che i vertici avessero allargato il giro del pizzo, chiedendo esborso sostanzioso di soldi anche a piccole attività commerciali. Cosa, quest’ultima, che aveva creato non poche lamentele al Borgo Sant’Antonio Abate.

Leggi anche / Il bottino dei camorristi? Una valigia di mutande nuove

La gestione del clan, si evince sempre da intercettazioni in ambientale, è portata avanti a «pane e puparuoli (pane e peperoni, vale a dire in maniera per niente organizzata)». Così si riferisce allo stato della cosca, Antonio Cristiano, che spera nella scarcerazione di un leader carismatico, che metta ordine.

L’approfondimento / Le vittime pagavano il racket col bonifico bancario

La situazione è talmente difficile, che Gennaro Esposito, intercettato mentre parla con Tolomelli, arriva perfino ad augurarsi che lo caccino dall’organizzazione, «perché altrimenti, lui, per rispetto – annotano gli inquirenti – non si sarebbe mai allontanato. “Perché non dicono vattene, io non me ne vado per rispetto, però… se me ne cacciano loro, me ne vado».