di Giancarlo Tommasone

Il nipote del capozona costretto a ferirsi con una pistolettata, per autopunirsi. E’ il racconto, a tratti tragicomico (ma c’è davvero poco da ridere), che emerge da una conversazione intercettata che intercorre tra Antonio Aieta – cognato dei boss Edoardo Contini, Patrizio Bosti e Francesco Mallardo – e Vincenzo Tolomelli. Aieta ricopre, all’epoca, il ruolo di reggente del clan Contini e come si evince dal dialogo con il sodale, è alquanto critico rispetto ad alcuni comportamenti tenuti da Ettore Esposito (elemento di spessore della cosca).

Come è riportato nell’ordinanza relativa all’ultima operazione messa a segno contro l’Alleanza di Secondigliano, ad esempio, «Aieta si lamentava del fatto che quando Esposito era presente nella loro roccaforte, vi fosse un continuo afflusso di 50-60 persone, ma fra di loro nemmeno un malavitoso».

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Relativamente ai soggetti che si presentavano al «cospetto» di Esposito, c’erano soprattutto vittime di estorsioni, effettuate tramite la cosiddetta modalità dei «recuperi». La cosa creava ressa, e metteva a rischio la stessa organizzazione e in particolare tutta la famiglia Aieta, a causa di possibili accessi da parte delle forze dell’ordine, eventualmente insospettite dal via vai. Aieta critica anche la scelta di Ettoruccio (così è detto pure Esposito) di aver allestito un «ufficio in Piazza Mercato, dove ovviamente gestiva le sue attività criminali», è riportato nell’ordinanza a firma del gip Roberto D’Auria.

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«Sta sempre nell’ufficio in mezzo al mercato», dice Aieta a Tolomelli, al quale racconta pure di una lite che è scoppiata tra due nipoti di Ettore Esposito. Un figlio della sorella e un figlio del fratello sono venuti alle mani. La lite è sfociata nel sangue, poiché il nipote da parte della sorella, ha accoltellato il cugino.

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Esposito, afferma Aieta, non è stato in grado di dirimere la controversia e invece di «fare una mazziata a tutti e due (picchiare entrambi), ha costretto il nipote che ha accoltellato il cugino, ad andare in una terra e a spararsi da solo». Non emerge dalle parole di Aieta, come si sia evoluta la situazione e che conseguenze abbia riportato il giovane costretto a compiere quel gesto di «autolesionismo».

Ma Esposito, continua a raccontare Aieta a Tolomelli, «non contento, fa di più». I due nipoti gestiscono, rispettivamente, un ristorante e un bar. Per punire ulteriormente il ragazzo che ha accoltellato il cugino (e che è stato costretto al gesto di autolesionismo), decide di fargli chiudere il locale.

Aieta a questo punto interviene, perché
nel ristorante ha investito 150mila euro
«Patrizio (presumibilmente Patrizio Bosti)».

Quando il reggente del clan Contini chiede spiegazioni sul perché della chiusura del ristorante, Esposito risponde che si tratta di motivi familiari. Al che Aieta precisa: «E’ un fatto familiare tuo, ma là ci stanno i 150mila euro di Patrizio, là prende i soldi Patrizio… ti stai rubando i soldi di un carcerato, tu sei libero e li puoi fare, lui sta in galera, come li guadagna?».

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Aieta, racconta sempre a Tolomelli, rinfaccia a Esposito pure che quest’ultimo si sia guardato bene dal chiudere il bar gestito dall’altro nipote (coinvolto nella lite), perché da detto locale, Esposito prendeva la sua parte. Esposito, allora, avrebbe acconsentito a far chiudere anche il bar. Al che Aieta gli avrebbe detto: «Il tuo lo puoi anche chiudere, ma quello là (il ristorante) no», perché appunto è una attività sovvenzionata da uno dei vertici del clan.