di Giancarlo Tommasone

Nel corso dell’attività inquirente che ha portato alla produzione della recente inchiesta contro il cartello dell’Alleanza di Secondigliano, sono emersi rapporti tra il clan Contini e la ’Ndrangheta. In particolare, i magistrati, hanno evidenziato il legame del gruppo malavitoso del Vasto-Arenaccia con i fratelli Crupi, considerati «intranei» alla cosca di ’Ndrangheta Commisso (di Siderno, in provincia di Reggio Calabria).

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Il tramite tra i Contini e i calabresi, è rappresentato da Felice Barra, che come sottolinea il gip Roberto D’Auria, è ritenuto «elemento inserito in un contesto di narcotraffico di vaste proporzioni». Il rapporto di «collaborazione» tra i gruppi criminali è comprovato pure dal fatto che i fratelli Crupi, per il tramite di Barra, avevano provveduto al pagamento della parcella del dentista per uno dei Commisso, detenuto presso il carcere di Secondigliano.

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Parte tutto da una telefonata che un soggetto che dice di essere parente del detenuto, effettua verso il dentista, che successivamente sarà ricontattato da Barra, che ha il compito di saldare il conto con il professionista. Si tratta di cinque sedute effettuate dal medico presso il carcere di Secondigliano (tra l’ottobre del 2013 e l’aprile del 2014, spiegherà il medico ai militari).

Escusso a sommarie informazioni dal Ros, il dentista racconta come si fosse recato nel penitenziario per dare assistenza al detenuto.

Relativamente al pagamento, il dentista spiega ai carabinieri, di essere stato raggiunto nel suo studio, a Napoli, da un non meglio identificato soggetto sulla trentina e dall’accento napoletano, che gli aveva consegnato un assegno ammontante a «700 o 800 euro», per saldare le prestazioni effettuate.

Il punto è che l’assegno si rivelerà poi, scoperto, come dichiara il medico ai carabinieri. «In realtà tale assegno di cui non ricordo gli estremi, risultò scoperto. Invero girai l’assegno a un mio fornitore che poi mi comunicò che il titolo fosse scoperto», dice il dentista.

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«Successivamente venni contattato dal soggetto napoletano, non il ragazzo (quello che materialmente gli portò l’assegno)», ma Felice Barra, come si evince dalle intercettazioni, che «mi chiedeva di restituire l’assegno scoperto, ma io rispondevo che non ero più in possesso dell’assegno».

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Come si risolverà la vicenda? «Successivamente – spiega il medico – il citato soggetto napoletano, dell’età di circa 40 anni (Felice Barra, ndr) mi venne a cercare presso il mio studio con l’intento di consegnarmi una parte della somma di denaro dovuta per la prestazione in favore del detenuto. Mi consegnò circa 300-400 euro in contanti. Nell’occasione, questo soggetto napoletano telefonò a un altro soggetto e passandomi l’apparecchio cellulare, mi chiese di dire all’interlocutore di aver ricevuto il pagamento». L’interlocutore, conclude il medico, «sicuramente non era napoletano e poteva avere un accento, forse calabrese».