di Giancarlo Tommasone

Sono considerate di particolare interesse e valore probante, dagli inquirenti, le conversazioni che avvengono tra gli affiliati al clan Contini sullo stato delle casse dell’organizzazione criminale.

Leggi anche / La cosca del boss in smoking

Dal brogliaccio allegato all’ordinanza relativa alla recente inchiesta contro l’Alleanza di Secondigliano, emergono non solo elementi circa lo stato finanziario della cosca, ma pure il malcontento e le frizioni tra i sodali.

AIUTACI CON UN LIKE A MANTENERE
L’INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Tra quelli che più si lamentano della gestione, affidata nel Borgo Sant’Antonio, a Ettore Esposito, c’è Vincenzo Tolomelli, considerato dai magistrati, elemento apicale della cosca del Vasto-Arenaccia.

Nel corso di una conversazione intercettata, tra quest’ultimo e Salvatore Percope, Tolomelli parla di Esposito, e del «fatto che tenesse per sé i proventi delle attività estorsive», annota il gip Roberto D’Auria. «Ettore Esposito – scrive il gip -, addirittura veniva assimilato all’agenzia delle entrate». «Quell’altro poi – afferma Tolomelli parlando con Percope – disse: “Ettoruccio mi pare l’Agenzia delle entrate”. Fa recuperi (raccoglie i proventi delle estorsioni) da tutte le parti e porta tutto a casa sua».

L’approfondimento / Gli sconti della cosca ai tossici di… riguardo

Nell’auto di Tolomelli, le forze dell’ordine hanno installato una microspia, per tale motivo risulta tra i più monitorati, e le sue parole rappresentano un notevole bacino di informazioni utili per gli inquirenti. Viene intercettato anche durante un momento di sfogo, innescato dal fatto che vi fossero dei fondi «accantonati nella cassa del clan e che le somme venissero elargite solo ad alcuni soggetti e ad altri no», annota il gip.

C’è dunque diversità di trattamento, verso gli affiliati, una sorta di discriminazione costante, che porta Gennaro Fiorillo a dare consigli su come comportarsi, allo stesso Tolomelli. La discussione verte sul fatto che quest’ultimo non ha ricevuto la «mesata», al che Fiorillo dice: «Enzo (rivolto a Tolomelli), ma tu tieni 55 anni, io penso che tu sei la testa e non la coda (vale a dire elemento di primo piano nell’organizzazione, ndr)… non ne sto facendo una questione di soldi, ma di rispetto, perché così è come se non ti stessero rispettando». Tolomelli quasi si schermisce, e afferma di non essere indispensabile.

L’indagine / Nella cella del padrino regali e francobolli

Al che Fiorillo ribadisce: «No, Enzo, tu sei indispensabile… senti a me». Qual è il suggerimento che dà Fiorillo al sodale, affinché ritorni ad essere considerato tra gli affiliati più importanti per il clan? Una sorta di «sciopero», astensione dal lavoro, una «aspettativa», l’allontanamento temporaneo dal Borgo Sant’Antonio Abate. In tal modo, argomenta Gennaro Fiorillo, i vertici dell’organizzazione si sarebbero resi conto dell’indispensabilità di Tolomelli e «del pessimo trattamento che gli stavano riservando».