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di Giancarlo Tommasone

Lupara, servizi segreti deviati, politica e grembiulini a formare una supercupola. In cima c’è comunque Cosa Nostra, che regge gli equilibri della organizzazione allargata in cui confluiscono mafia siciliana (appunto, con ruolo di dominus), ’Ndrangheta, Sacra corona unita e camorra. La circostanza emerge dai verbali di due collaboratori di giustizia, che Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, ha depositato agli atti del processo Gotha.

Verbali
che aprono
uno squarcio
sulla strutturazione
del sistema mafioso
propriamente detto

A parlare i pentiti Gioacchino Pennino e Leonardo Messina. Lo fanno in periodi differenti, le dichiarazioni del primo sono del 2014, mentre il racconto del secondo risale al 1992 (quindi in contemporanea con l’inizio della stagione delle stragi). Secondo quanto dichiarano i collaboratori di giustizia, mafia, ’Ndrangheta, camorra e Sacra corona unita, a partire dai primissimi anni Ottanta, sarebbero governate da un vertice segreto di «invisibili» formato oltre che da un «cda» a cui prendono parte i massimi esponenti delle varie associazioni criminali, anche massoni, uomini dei servizi segreti deviati e politici.

Una organizzazione
criminale allargata
in cui confluiscono
Cosa Nostra
(con ruolo di dominus),
‘Ndrangheta,
Sacra corona unita
e camorra

«Mio zio Gioacchino Pennino mi confidò di essere stato latitante negli anni ’60 ospite dei Nuvoletta (di Marano, ndr) nel Napoletano. La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita (ma evidentemente Pennino si riferisce alla camorra o pure alla camorra, visto che parla dei Nuvoletta, ndr) sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una cosa sola. Da lì mio zio, come mi raccontò, si recava in Calabria dove, mi disse, aveva messo insieme massoni, ’Ndrangheta, servizi segreti, politici per fare affari e gestire il potere. Una sorta di comitato d’affari perenne e stabile». Pennino cita anche il capomafia Stefano Bontate, ucciso nel giorno del proprio compleanno, il 23 aprile del 1981, dalla fazione corleonese. «Nel 1980-1981 – afferma Pennino – mi trovai a parlare con Stefano Bontate. Nel corso di questo incontro Bontate mi disse che avrebbe avuto molto piacere se lo avessi aiutato a continuare “quel progetto di tuo zio” non solo in Calabria, dove si era consolidato, ma anche in Sicilia dove il progetto era ancora in fase embrionale. Io con molta diplomazia riuscii a svicolare e a declinare l’invito. Non volevo assumere questo ruolo e non mi interessava farlo». Della supercupola con al vertice la mafia, dà notizie anche il pentito Leonardo Messina, che fu uomo di fiducia di Giuseppe Madonia, prima di essere arrestato e di cominciare a collaborare con la giustizia. A raccogliere le sue dichiarazioni fu il giudice Paolo Borsellino, che grazie anche al «materiale» reso dal collaborante, imbastì l’operazione Leopardo. Nel 1992 davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’allora presidente Luciano Violante, così dice Narduzzo (come è pure chiamato Messina):  «Sì, ci sono strutture che non comunicano: non è che tutti gli uomini devono sapere. Vi sono uomini che non sanno oltre la propria famiglia, o la propria decina (dieci uomini)». Il pentito Leonardo Messina, è scritto sempre nella relazione della Commissione parlamentare del 1992, «ha dichiarato di avere collaborato con il Sisde nel 1986 (e quindi sei anni prima della partenza della collaborazione con la giustizia) e poi negli anni successivi nell’ambito dell’attività di ricerca di latitanti». Violante chiede se l’organizzazione criminale preveda di preservare l’identità di alcune persone che entrano in Cosa Nostra.

Al che Messina spiega: «Sì, o perché rivestono cariche politiche, o perché sono uomini pubblici e nessuno deve sapere chi sono. Lo sa soltanto qualcuno». E poi il pentito dà riferimenti più precisi, anche dal punto di vista del comando. «Il vertice della ’Ndrangheta è Cosa Nostra. I soldati non sanno che appartengono tutti ad un’unica organizzazione. Lo sa il vertice. E’ il vertice che deve conoscere». A sostegno di quanto afferma, e in merito della circostanza che in Sicilia e nello specifico a Messina ci siano ’ndranghetisti, il pentito afferma:  «Ci sono pochi uomini d’onore, si erano spostati dei catanesi ma la realtà ufficiale è ’Ndrangheta. Lei capisce (si rivolge a Violante) che sarebbe impossibile che Cosa Nostra si faccia rubare il territorio dalla ’Ndrangheta: è una sola struttura».

Il ruolo dei Nuvoletta
e le presunte collaborazioni
di Enzo Casillo
con ambienti
di Cosa Nostra

Tornando alla partecipazione e quindi all’inserimento della camorra nella associazione criminale allargata, c’è da ribadire che Marano, territorio sotto il controllo dei Nuvoletta era effettivamente considerato «provincia mafiosa» e gli stessi vertici dei Nuvoletta, hanno sottolineato costantemente gli inquirenti vanno ritenuti «mafiosi». E secondo quanto dichiara Pennino, quindi, camorristi «inglobati» in una organizzazione formata da Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Scu e camorra.

Il contrasto di Raffaele Cutolo e della Nco
allo sconfinamento della mafia siciliana

Giova pure ricordare, per completezza di informazione, che se è vero che il boss Raffaele Cutolo ha sempre detto di essersi opposto, attraverso la Nco ai tentativi di sconfinamento e di attecchimento in Campania della mafia e quindi di reputare nemici gli stessi Nuvoletta, è altrettanto vero che la magistratura non ha mai chiarito i dubbi, relativamente a una sorta di presunta collaborazione con Cosa Nostra, da parte di Enzo Casillo, braccio destro di Cutolo e suo alter ego in libertà fino a quando ’o Nirone non è saltato in aria, a Roma (il 29 gennaio del 1983), dopo essere salito in una macchina imbottita di esplosivo; tutto questo a poca distanza dalla sede del Sismi.

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