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di Giancarlo Tommasone

Lui è un ex pentito del Rione Sanità, è molto assiduo sui social e si scontra con i sostenitori della camorra di Forcella. Che lo bombardano di offese per la scelta che ha fatto, una scelta che in questi ambienti, non si perdona. Ma l’ex collaboratore di giustizia, imperterrito, risponde alle accuse, con altre accuse. Perché mostra di non aver dimenticato un certo tipo di linguaggio e certe dinamiche.

La discussione,
naturalmente, degenera
presto e si scende
molto nel personale

I toni sono quelli che sono; quando non si hanno altri argomenti su cui attaccare o contrattaccare, si cominciano a tirare fuori i parenti, si fanno i nomi delle mogli dei camorristi e dei loro presunti amanti. Nessuno dei familiari di ex pentiti o di sedicenti malavitosi, può dirsi al sicuro, quando si combatte la faida sui social network, perché, nella concitazione e nella rabbia per una offesa subita possono darsi risposte pericolose. Che potrebbero innescare meccanismi ancor più compromettenti. Ad esempio, l’ex collaborante della Sanità, che fa intendere di trovarsi lontano da Napoli, messo spalle al muro dagli «haters» della cosca e dei rioni avversi, scrive un lungo post in cui fa nomi, cognomi e alias dei componenti di alcune famiglie rivali.

Rendicontando
di ogni persona annotata,
abitudini e orientamento
sessuali,
e soprattutto
sminuendone
il peso criminale

Le espressioni utilizzate e i contenuti degli cambi di battute sono triviali e non è possibile pubblicarli. Possiamo, però, riferire al lettore, dopo aver tradotto e ripulito i «testi» dalla volgarità spinta che li contraddistingue.

L’ex pentito è invitato a non farsi vedere mai più a Napoli e soprattutto a Forcella e allora lui afferma che tornerà a farsi vedere in città, e aggiunge che quando è già si è trovato a passare dal quartiere, «quelli di Forcella si sono chiusi in casa perché avevano paura». A chi lo offende e cerca di pungerlo sul vivo, scrivendo che sta dicendo solo bugie e casomai avesse intenzione di passare da quelle parti, troverebbe ad aspettarlo i componenti della cosca della zona, lui risponde che non ha paura, e che tra l’altro «quelli che mi dovrebbero aspettare sono finiti, li stanno cacciando dal rione. Stanno ‘abbuscando’ (le prendono) tutti i giorni». Già a gennaio del 2018, Stylo24 si era imbattuto in qualcosa del genere, un profilo che aveva a che fare sempre con il Rione Sanità. A curarlo, apparentemente, una donna che riportava, con dovizia di particolari la cronistoria dello scontro (all’epoca in atto, a colpi di stese e di agguati) tra due famiglie malavitose della zona. Anche in quel caso, le discussioni tra gli appartenenti alle opposte fazioni erano molto accese. «Siete morti che camminano», «noi in carcere perché siamo uomini veri, voi ai domiciliari perché vi cantate la gente», questo il tenore dei post e dei commenti in calce agli scritti.

 

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