di Giancarlo Tommasone

Uno dei passaggi fondamentali delle indagini che porteranno poi all’arresto dei presunti responsabili dell’agguato mortale a Luigi Mignano, avvenuto lo scorso 9 aprile, in Via Sorrento a San Giovanni a Teduccio (a poca distanza dalla scuola Vittorino da Feltre), è sicuramente rappresentato dalla perquisizione nell’appartamento di Giovanni Musella, alias Giuvanne cu ’e lent. L’accesso è effettuato dai carabinieri la mattina del 19 aprile, e dopo detta operazione, si registrano fibrillazioni tra i componenti del gruppo guidato da Umberto D’Amico.

Musella, infatti, avverte immediatamente il capo,
a cui, attraverso un linguaggio criptico fa capire che
c’è necessità di vedersi dal loro «amico Giovanni, il fabbro».

Si tratta di Giovanni Borrelli, detto quagliarella, che secondo gli inquirenti è colui che ha materialmente distrutto la pistola usata durante il raid. La prima riunione si tiene nel primo pomeriggio del 19 aprile, a casa di Umberto D’Amico (anche detto ’o lione). Al summit (monitorato con intercettazione ambientale) partecipano, oltre a D’Amico, anche il suo braccio destro Umberto Luongo, Salvatore Autiero (detto Savio), Ciro Rosario Terracciano (indicato dagli inquirenti quale presunto esecutore materiale dell’omicidio) e Giovanni Musella.

Quest’ultimo giunge presso i sodali per raccontare
della perquisizione e del controllo subiti la mattina,
ed effettuati dai militari dell’Arma.

I componenti del gruppo D’Amico-Mazzarella, che si oppongono ai Reale-Rinaldi, comprendono di essere a rischio, temono di essere stati individuati quali responsabili dell’omicidio, poiché sanno che le forze dell’ordine hanno imboccato la strada giusta per risolvere il caso. E allora discutono sul metodo da adottare per evitare di essere collegati al delitto. Nel corso del summit tutti sottolineano – annotano gli investigatori che riportano su carta i contenuti delle conversazioni captate -, ancora una volta, l’esigenza di evitare di parlare all’interno delle autovetture, nonché, secondo Savio, di evitare di farsi vedere insieme.

Di particolare rilevanza è la conversazione successiva a quella citata, siamo intorno alle 15.15 e gli indagati fanno riferimento a precedenti simili agguati mortali di cui si sarebbero resi responsabili. «Aggiungendo al riguardo – è riportato nero su bianco nel decreto di fermo del 4 maggio scorso – e con evidente fierezza, di non essere mai stati individuati dalle relative indagini per tali fatti di sangue: “Niente meno che si giriamo dietro… non sappiamo quanti ce ne stanno (morti) e non ne abbiamo pagato uno”». La speranza degli indagati è quella che le telecamere di videosorveglianza installate lungo il percorso effettuato prima e dopo il delitto, non abbiano ripreso in volto i complici in sella allo scooter (e preposti all’azione di fuoco). C’è da sottolineare che il gruppo aveva avuto altre riunioni, alle quali avevano partecipato sempre i vertici, vale a dire D’Amico e Luongo.

Il giorno dopo l’omicidio (il 10 aprile) si discute su come muoversi, per cercare di non dare nell’occhio e attirare l’attenzione. Gli inquirenti, sempre in ambientale, captano una conversazione in cui gli interlocutori fanno riferimento alla opportunità di limitare per almeno un mese le «attività delittuose nella consapevolezza di essere maggiormente oggetto di controlli da parte della polizia giudiziaria e concordano di non parlare al telefono, “sennò ci arrestano”».

L'agguato davanti alla scuola di San Giovanni a Teduccio in cui ha perso la vita Luigi Mignano
L’agguato davanti alla scuola di San Giovanni a Teduccio in cui ha perso la vita Luigi Mignano

La sospensione delle attività avverrà fino ai giorni immediatamente precedenti alla Pasqua (che quest’anno è caduta il 21 aprile), periodo in cui si provvederà al ritiro dei proventi estorsivi, «a Pasqua – affermano – deve entrare una cosa di soldi». «Poi una volta passato questo mese, cominciamo a dettare legge», «cominciando ad attaccare a quello del (Rione) Pazzigno», affermano, intercettati, gli indagati. Non faranno in tempo né a dettare legge, né a ravvivare l’offensiva contro i nemici dei Reale-Rinaldi, perché il 4 maggio saranno arrestati dai carabinieri.