di Giancarlo Tommasone

Nel suo campo, quello dei parrucchieri per uomo, Pietro Colantuono è considerato un guru, una specie di Maradona delle forbici e del pettine.  A Napoli, e in particolar modo al Vasto, lo conoscono come Pierre il barbiere, o semplicemente Pierre. Settantaquattro anni, è nato il 5 gennaio del 1945. Fa parte dell’Accademia napoletana acconciatori mondiali (Anam), e vanta un palmares davvero invidiabile.

Dopo aver fatto
incetta di titoli in giro
per l’Italia
e l’Europa, si laurea
campione
del mondo di taglio
maschile a Las Vegas

Ma ricopre anche il ruolo di ct della Nazionale italiana di Acconciatura (portando i suoi ragazzi alla vittoria dei campionati sia europei che mondiali, per ben sei volte consecutive). Attualmente sta preparando la squadra per il torneo iridato che si svolgerà in Giappone nel 2020.

L’arresto
con l’accusa
di concorso
esterno
in associazione
mafiosa

Per una ventina di giorni, Pierre ha dovuto sospendere l’attività di allenatore, perché il 26 giugno scorso è stato coinvolto nella maxi operazione che ha scompaginato vertici e gregari dell’Alleanza di Secondigliano, cartello camorristico formato dai clan Contini, Licciardi e Mallardo. Proprio per i rapporti, che gli inquirenti sostengono avrebbe intessuto con esponenti della cosca di Vasto Arenaccia, il 74enne è stato raggiunto da una misura di custodia cautelare ai domiciliari. Colantuono nella notte del 26 giugno è stato arrestato con l’accusa di aver favorito il clan Contini in diversi settori, «occupandosi stabilmente e consapevolmente di reinvestire una parte dei capitali illecitamente accumulati dal clan Contini, e restando a disposizione del clan per qualsiasi attività e necessità economico-finanziaria finalizzata al mantenimento e all’accrescimento della forza economico-criminale del sodalizio, nonché per garantire ai sodali sia l’erogazione delle liquidità necessarie di volta in volta sia la conservazione e l’investimento delle stesse», recita testuale il capo d’accusa. Niente di più, niente di meno, che concorso esterno in associazione mafiosa.

La decisione
del Tribunale
del Riesame
che ha rimesso
in libertà
Pietro
Colantuono

La detenzione è terminata un paio di giorni fa, quando il Tribunale del Riesame di Napoli, accogliendo in pieno la linea difensiva dell’avvocato di Colantuono, Giuseppe Albanese, ha annullato l’ordinanza cautelare, disponendo l’immediata scarcerazione del 74enne.

L’avvocato Giuseppe Albanese

Ma allora, chi è Pietro Colantuono? Pluripremiato e riconosciuto maestro dell’hair styling mondiale, e allenatore della Nazionale italiana di Acconciatura, oppure elemento contiguo al clan del Vasto Arenaccia? Per gli inquirenti, entrambe le cose. A Pierre il barbiere vengono dedicate circa 40 pagine di ordinanza (quella sull’Alleanza di Secondigliano, a firma del gip Roberto D’Auria), che ricostruiscono i rapporti  «diretti» con ’o romano, al secolo il boss Edoardo Contini.

«Nei confronti di Pietro Colantuono – recita l’ordinanza – sono già stati acquisiti inequivocabili elementi circa la sua organica appartenenza al clan Contini, sin dagli anni Ottanta.

L’arresto del 1986, insieme ai vertici
della cosca del Vasto-Arenaccia

Il primo novembre del 1986 (Colantuono) veniva arrestato (con l’accusa per 416 bis, associazione mafiosa) unitamente ad altre 21 persone». Fra esse ci sono anche i massimi vertici del clan Contini, vale a dire Edoardo ’o romano e Patrizio Bosti.

Patrizio Bosti

Oltre alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, a provare «lo stretto rapporto» esistente tra Colantuono e il boss, anche il contenuto di una serie di pizzini rinvenuti durante le fasi dell’arresto di Contini (15 dicembre del 2007).

I pizzini del boss
Edoardo Contini
diretti a Pierre
il barbiere, «forman»

«Da quei documenti – annotano gli inquirenti  – si comprende che Edoardo Contini ha sempre riposto in Colantuono la massima fiducia, attribuendogli svariate mansioni: dalla cura delle vicende familiari mentre è latitante, a quella di fungere da intermediario con i vari consociati, e ciò proprio nel periodo della sua latitanza».  Nei pizzini, ipotizzano gli investigatori, il boss si indica Colantuono con l’appellativo di «formen» o «forman» (alludendo, appunto al parrucchiere per uomini). «Piaciuti indum inviat da forman», scrive Contini, che in un pizzino indirizzato al genero, gli comunica «che sono stati di suo gradimento i capi di vestiario donatigli da Pietro Colantuono». «Formen x pettini a coda, macchinette, fono», messaggio quest’ultimo, con cui il boss chiede «a Pietro Colantuono di procurargli dei pettini a coda, una macchinetta per i capelli ed un phon».