di Giancarlo Tommasone

Con i capi storici in carcere, alla guida del clan Contini si avvicendano coppie di reggenti «pro tempore», che però, stando agli affiliati, non gestiscono la cosca come dovrebbe essere fatto. Tanto che la prima cosa che viene a mancare, è rappresentata dalle «mesate», vale a dire gli stipendi per i sodali. A lamentarsi della circostanza sono Vincenzo Tolomelli e Gennaro Fiorillo.

L’attività
di intelligence
Le microspie
nelle auto degli affiliati

Le conversazioni vengono intercettate dagli inquirenti grazie a una microspia impiantata all’interno della vettura di Tolomelli. I dialoghi fra quest’ultimo ed altri accoliti, confluiranno nel voluminoso brogliaccio allegato all’ordinanza dell’ultima inchiesta condotta contro l’Alleanza di Secondigliano (oltre 120 misure di custodia cautelare emesse, 214 indagati in totale).

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Tolomelli e Fiorillo si lamentano del fatto che nonostante sia cambiata la gestione dell’organizzazione criminale (siamo nella primavera del 2013), non ci siano miglioramenti dal punto di vista economico per gli affiliati «semplici». «Noi non prendevamo le mesate quando ci stavano Luigi e Peppe (rispettivamente Luigi Galletto e Giuseppe Ammendola), mentre loro se la prendevano sempre… come adesso stanno facendo loro, non è cambiato niente», argomentano i due, riferendosi alla gestione passata ad Antonio Aieta (alias ‘o piccirillo, cognato dei boss Edoardo Contini, Patrizio Bosti e Francesco Mallardo) e ad Antonio Grasso (detto ‘o cuozzo). Questi ultimi due, sottolinea sempre Vincenzo Tolomelli, «hanno fatto la stessa cosa (di Ammendola e Galletto, ndr), uguale, non è cambiato niente. Non ci stanno soldi, intanto lui 20mila euro al mese se li prende», mentre per i «gregari» della cosca non c’è possibilità di «stipendio».

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Nonostante la difficile situazione vissuta, i due, apertamente, non accennano alla minima rimostranza nei confronti dei capi, a cui comunque continuano a riportare ogni movimento sospetto che si registra sul territorio.

Lo stesso giorno (il 3 aprile del 2013) in cui si assiste allo sfogo di Tolomelli e Fiorillo riguardo agli «stipendi arretrati», gli inquirenti captano anche qualcosa di più inquietante.

Lo sconfinamento dell’affiliato
ai Lo Russo nel territorio dei Contini
e l’ordine del boss: non lo toccate

Fiorillo «notizia» Tolomelli rispetto alla presenza di un soggetto legato al clan Lo Russo (i capitoni di Miano) nel loro territorio. Della cosa, Fiorillo, è stato avvertito da una persona della Sanità, che avendo un conto in sospeso con «quelli di Miano», teme per la propria incolumità e si arma di pistola.

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Fiorillo, allora, avverte immediatamente di quanto sta avvenendo, Antonio Aieta, che ordina di non muovere alcuna azione nei confronti del soggetto del clan Lo Russo. «Sono andato sopra (da questo) e ho detto: senti un momento – racconta Fiorillo a Tolomelli –, sono quarant’anni che comanda Eduardo (Edoardo Contini, ndr) e nessuno più… per il momento ci sta piccirillo (Antonio Aieta, ndr) e ha detto che il ragazzo (quello del clan Lo Russo) non si deve toccare proprio».