di Giancarlo Tommasone

Sul caso dell’algerino 21enne, quello che è stato arrestato a Pompei (e condannato a due anni e otto mesi per furto e false attestazioni), dopo aver rubato un’auto e aver percorso la zona interdetta al traffico veicolare nei pressi del Santuario, è pronto a indagare anche l’Antiterrorismo. Di Othman Jridi si sa che è gravato da due decreti di espulsione, uno dall’Italia, l’altro dalla Francia.
In Italia e precisamente sulla costa del Sulcis, nella parte sud-occidentale della Sardegna, l’algerino ci è arrivato a bordo di un barcone, a ottobre del 2016, durante uno dei tanti viaggi che dal nord dell’Africa finiscono in Sicilia oppure nel Cagliaritano. E’ nel capoluogo sardo che Jridi è stato destinatario del decreto, “una sorta di lasciapassare per abbandonare l’isola e per perdersi nel resto delle regioni italiane”, ha tenuto a sottolineare Salvatore Deidda, deputato cagliaritano di FdI.

Carabinieri presidiano il Santuario di Pompei

Effettivamente la ‘fuga’ dall’isola per l’algerino si è trasformata in un approdo nella zona della provincia partenopea che si estende alle pendici del Vesuvio. Un’area in cui vi è la presenza di diverse moschee. In una nota dell’intelligence italiana risalente ad alcuni mesi fa è emersa una circostanza alquanto particolare. Uno spunto, un sospetto, più che altro, supportato però da alcune confidenze che sono state rese agli 007. Secondo l’informativa, interi nuclei familiari, gravati da seri problemi economici, sarebbero stati aiutati dalla comunità islamica. Alcuni poi avrebbero deciso di abbracciare la fede dell’Islam. Ciò sarebbe accaduto sia nel capoluogo partenopeo che in provincia. Aiuti minimi, sia ben chiaro, una sorta di beneficenza nei confronti di persone in ambasce. Ciò è bastato, però, per far accendere i riflettori su quella che viene definita dall’intelligence una forma di obolo alquanto particolare e a far ipotizzare agli 007 che alcuni dei ‘neofiti’ abbiano cominciato a leggere il Corano, invogliati proprio dal sostegno economico ricevuto.

Islamici in preghiera a Napoli

Restando sulla rotta Napoli-Pompei, bisogna annotare anche un episodio legato a un presunto terrorista e al suo tragitto in taxi. Nella primavera del 2015 un uomo atterra a Capodichino. Raggiunge la fermata dei taxi e sale a bordo di una vettura. Chiede al conducente di portarlo a Pompei. Durante il tragitto, spiegherà il tassista, l’uomo dai tratti mediorientali, usa tre diversi telefoni cellulari e comunica con gli interlocutori in inglese o in una lingua che al conducente sembra arabo o turco. Giunti in prossimità della città mariana, il passeggero effettua l’ennesima telefonata e poi passa il cellulare al tassista, a cui l’interlocutore dà indicazioni per raggiungere la destinazione precisa. Si arriverà a Rovigliano, frazione di Torre Annunziata.

La frazione di Rovigliano a Torre Annunziata

E’ lì, praticamente in una zona isolata, che il passeggero viene accompagnato. Paga, scende dall’auto e si allontana velocemente, scomparendo presto alla vista del tassista. Alcuni giorni dopo, quest’ultimo, guardando in tv delle immagini di presunti terroristi, riconosce il suo cliente mediorientale. Della cosa informa un suo amico carabiniere. Il militare, che presta servizio presso un reparto radiomobile della provincia di Napoli, ritenendo di massima affidabilità la fonte da cui riceve la segnalazione, stende una nota di servizio. La relazione viene subito girata agli uffici info-investigativi dei carabinieri e viene inoltrata pure ai Servizi, affinché siano effettuati i necessari approfondimenti.