di Giancarlo Tommasone

L’omicidio di Luigi Mignano, avvenuto il 9 aprile scorso nei pressi della scuola comprensiva Vittorino da Feltre, è stato ricostruito nei minimi dettagli grazie a una efficace operazione di intelligence, che ha portato all’arresto di 7 persone, vertici e gregari di una organizzazione criminale che va sotto il nome di D’Amico-Mazzarella, e che si oppone al gruppo Reale-Rinaldi. Siamo a San Giovanni a Teduccio, area orientale di Napoli, dove si combatte una guerra senza esclusione di colpi per la gestione dei traffici illeciti, scontro che si estende fino alla zona delle Case Nuove.

Spaccio di droga, soprattutto, ma anche
racket delle estorsioni, le voci più remunerative nell’economia della camorra. I «rivali» abitano
a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Il quartier generale del presunto boss Umberto D’Amico, alias ’o lione, è in Via Nuova Villa, nella zona detta del «vicariello». L’obiettivo dell’agguato, il 57enne Luigi Mignano (cognato di Ciro Rinaldi, meglio conosciuto come mauè) vive in uno stabile in Via Sorrento. Il raid è studiato da settimane, dal gruppo capeggiato da D’Amico. Le telecamere della videosorveglianza ricostruiscono le fasi dell’organizzazione del blitz che porterà all’omicidio di Mignano e al ferimento del figlio Pasquale. I killer fanno fuoco dodici volte e, ricostruiscono gli inquirenti, non esitano a sparare contro la vettura, una Renault Clio, in cui ha trovato riparo un bimbo di 4 anni, figlio di Pasquale Mignano.

Particolare di grande rilevanza: gli esecutori
materiali del delitto sanno che nell’auto c’è il bambino.

Il giorno prima, gli occhi elettronici inquadrano lo scooter SH nero, che sarà utilizzato per l’omicidio. Viene parcheggiato in Piazza Ischia (a un centinaio di metri dal luogo del delitto) intorno alle 11 dell’otto aprile. E’ guidato da una persona che non è stata ancora identificata. Il mezzo viene lasciato sul luogo stabilito, poi il conducente dello scooter nero viene fatto salire in sella al Piaggio MP3 condotto da Ciro Rosario Terracciano, considerato l’autore dell’omicidio di Mignano. Entrambi tornano verso la base del «vicariello».

La mattina dopo (giorno del delitto), i componenti del gruppo si svegliano presto, si radunano dalle 6.20 presso il complesso di palazzine in cui vive Umberto D’Amico. Le telecamere inquadrano anche Umberto Luongo, considerato ai vertici dell’organizzazione, Salvatore Autiero e una persona di corporatura robusta che arriva all’appuntamento sullo scooter MP3, lo stesso, alla cui guida, il giorno prima, era stato notato Ciro Rosario Terracciano. Una Fiat Panda nera farà da staffetta per i killer.

Gli occupanti della vettura, a bordo della quale,
sul lato passeggero, la telecamera inquadra
Salvatore Autiero, hanno, secondo la ricostruzione
degli inquirenti, il compito di «filare» la vittima, e di avvertire i sicari quando l’obiettivo dell’agguato è in strada.

«La Fiat Panda – è annotato nel decreto di fermo – a velocità sostenuta raggiunge il “vicariello” alle ore 8.45 e 44 secondi. Gli occupanti avvisano un soggetto che si trova all’esterno, il quale subito avverte chi si trova dentro. Rapidamente alle ore 8.45 e 53 secondi, esce dal “vicariello” il soggetto vestito di nero con l’orlo della maglietta che fuoriesce dai pantaloni e di corsa, tenendo la mano destra stretta al fianco destro, attraversa la strada».

L'agguato davanti alla scuola di San Giovanni a Teduccio in cui ha perso la vita Luigi Mignano
L’agguato davanti alla scuola di San Giovanni a Teduccio in cui ha perso la vita Luigi Mignano

L’agguato avverrà dopo pochi secondi. Umberto D’Amico, annotano gli investigatori, poco prima raggiunge uno stabile, che si trova in posizione tale, che gli permette di assistere dall’alto all’azione di morte.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, supportata dalle immagini catturate dalle telecamere, nelle ore successive al delitto si consumano le ulteriori fasi dell’operazione. Lo scooter utilizzato per il raid, intorno alle 10.30, viene portato in Via Cupa Mannini a San Giorgio a Cremano e viene bruciato.

Il boss di San Giovanni a Teduccio, Ciro Rinaldi

Altri particolari delle fasi successive al delitto sono ricostruite grazie alle intercettazioni ambientali effettuate (la mattina del 10 aprile 2019) all’interno dell’abitazione di Umberto D’Amico, che tiene una riunione con Umberto Luongo. Quest’ultimo evidenzia a D’Amico i problemi sorti dopo l’omicidio, lamentandosi delle iniziative prese da Gennaro Improta, e del fatto che lo scooter fosse stato portato, per dargli fuoco, a San Giorgio a Cremano (luogo di operatività di Luongo).

Tale circostanza avrebbe potuto far collegare
al delitto lo stesso Luongo.

L’attività di intelligence aiuta a individuare con precisione anche il killer, nella persona di Ciro Rosario Terracciano. Sia D’Amico che Luongo, durante la riunione, ne evidenziano l’affidabilità, come pure sottolineano la prontezza di Salvatore Autiero, anche detto Savio, nell’assolvere il compito a lui affidato.
Dalle intercettazioni si riesce inoltre a ricostruire come il killer, successivamente all’agguato, venga accompagnato da Giovanni Musella, in un covo a Formia (Latina) e che l’arma utilizzata per l’agguato sia «tagliata» con un flex (vale a dire distrutta) da Giovanni Borrelli, su mandato di Umberto Luongo. I componenti del gruppo sono stati arrestati sabato scorso, a meno di un mese dall’agguato consumato nei pressi della scuola Vittorino da Feltre.