di Giancarlo Tommasone

Anche l’ex capoclan di Sant’Antonio Abate, Gioacchino Fontanella, poi passato a collaborare con la giustizia, fa il nome di Adolfo Greco (arrestato lo scorso 5 dicembre nell’ambito dell’operazione Olimpo). Lo inserisce in una rosa di cinque imprenditori, che de relato, indica come «coinvolti nella gestione del denaro» della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.

L’interrogatorio di Fontanella, allegato agli atti
dell’inchiesta su Greco, risale al 17 febbraio del 2005.

L’ex boss, all’epoca recluso presso il carcere di Rebibbia risponde alle domande del pm Simona Di Monte. Rende dichiarazioni relative a diversi delitti consumati nella zona dell’hinterland napoletano e salernitano. Il pm gli chiede pure di «fornire le informazioni necessarie affinché possa procedersi all’individuazione di denaro, di beni e di ogni altra autorità di cui egli stesso o, con riferimento ai dati a sua conoscenza, altri appartenenti a gruppi criminali dispongono direttamente o indirettamente».

Fontanella afferma che era venuto a sapere
«da Francesco Bifulco, del coinvolgimento di alcuni
imprenditori nella gestione del denaro della Nco».

«Intendo riferirmi – continua il collaboratore di giustizia – in particolare a Polese Tobia (meglio conosciuto come Antonio Polese, deceduto a dicembre del 2016), titolare del complesso «La Sonrisa», Abbagnale Agostino che è la persona uccisa ed in merito al suo omicidio ho già reso dichiarazioni, Longobardi Luigi, Greco Adolfo e Ercolano Catello». Fontanella spiega che i predetti cinque erano «soci della società ‘Castelli Immobiliare’, che è operante nel settore della compravendita dei castelli storici e che tra l’altro acquistò anche il castello in Ottaviano (il Castello Mediceo) che fu poi regalato a Cutolo».
Il pentito sottolinea che le ricchezze dei predetti imprenditori, «che ritengo particolarmente ingenti, sono frutto del reimpiego dei capitali illeciti derivanti dalle attività della Nco e di Alfonso Rosanova, in particolare».

Rosanova, Alf, così preferiva farsi chiamare, è considerato il personaggio più misterioso della Nco, molto più di un santista, eminenza grigia dell’organizzazione, addirittura la sua «guida spirituale» (come lo ribattezzarono le cronache dell’epoca). Se Vincenzo Casillo era l’alter ego di Cutolo in libertà, Alf Rosanova lo era costantemente, sempre e comunque nell’ombra.

Se ne stava dietro le quinte a muovere i fili, a scrivere
il copione che avrebbero poi «eseguito», piuttosto che seguito,
gli «attori» che di volta in volta «entravano in scena».

Alf fu ammazzato nella notte del 19 aprile 1982, dai killer mandati da Carmine Alfieri. Tornando alle dichiarazioni rese da Fontanella sul gruppo di imprenditori, il pentito afferma «che la fonte delle mie conoscenze, ripeto, è Bifulco Francesco, oggi scomparso». Poi una ulteriore sottolineatura sul «castello» di Polese (che, in ogni caso, non è mai stato indagato per le accuse de relato riferite da Fontanella e quindi da ritenere del tutto estraneo a ogni contestazione di rilievo penale, ndr): «Tenga presente – spiega Fontanella al pm – che la realizzazione del complesso ‘La Sonrisa’ è stata effettuata verosimilmente sulla base di concessioni illecite poiché il Prg (Piano regolatore generale) di Sant’Antonio Abate (dove appunto sorge la struttura) non era stato all’epoca approvato, per cui in teoria non era possibile costruire alcunché».