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di Giancarlo Tommasone

Gli uffici della Cil Srl, azienda dell’imprenditore stabiese Adolfo Greco (in carcere dallo scorso 5 dicembre con l’accusa di concorso in estorsione aggravata dalla matrice camorristica), rappresentano una vera e propria «miniera» di informazioni per gli inquirenti; informazioni che provengono da conversazioni intercettate grazie a una massiva attività di intelligence.

Intorno alle 15
del 23 luglio 2014, negli uffici
della Cil si presentano
Giovanni Cesarano,
detto Nicola, e Luigi Di Martino,
alias ’o profeta (entrambi indagati nell’ambito dell’inchiesta Olimpo).
Di Martino, sottolineano
gli investigatori,
è da tempo conosciuto
da Adolfo Greco

Sia Di Martino che Giovanni Cesarano si recano dall’imprenditore per avanzare una richiesta estorsiva. «Come risulterà infatti chiaro all’esito della lettura dell’intero dialogo, l’obiettivo dei due pregiudicati era infatti quello di ottenere dal Greco il pagamento di tre “rate estorsive” dell’importo di cinquemila euro l’una in concomitanza con le “canoniche” scadenze (Pasqua, Natale e Ferragosto) notoriamente previste per l’esazione delle estorsioni di matrice camorristica», è scritto testualmente nell’ordinanza sfociata lo scorso 5 dicembre nell’esecuzione di 13 misure di custodia cautelare. Nell’ambito della stessa conversazione, a un certo punto si parla di noie giudiziarie e di accertamenti nei confronti non solo di Greco, ma pure nei confronti del figlio di quest’ultimo.

A svolgere attività di indagine,
secondo quanto afferma l’imprenditore,
c’è anche un poliziotto «che venne una volta
a chiedere una cortesia per la moglie»

Luigi Di Martino allora dà per assodato, relativamente al «favore» (cortesia, appunto) da fare al poliziotto, che «voi (riferendosi ad Adolfo Greco) non glielo avete fatto o non glielo avete potuto fare». Al che l’imprenditore risponde: «Io, no… io, glielo feci fare (il favore). Mi chiese una cosa per 15 giorni… la moglie è una parasanitaria… poi dopo non è stato più possibile».

Dai controlli incrociati effettuati dagli uomini della Squadra Mobile, risulta in effetti che il poliziotto di cui parla Greco, fosse in servizio, all’epoca dei fatti, presso il commissariato di Castellammare e che la moglie, una «parasanitaria» (come la definisce Adolfo Greco), aveva percepito, in passato, un compenso (1.625 euro) da «un organismo economico collegabile a Greco Adolfo, in quanto l’amministratore delegato della società (una struttura sanitaria) risultava essere, all’epoca dei fatti, Giovanni Lombardi, socio di Greco in numerose imprese».

I riscontri degli uomini della Squadra Mobile

C’è anche da sottolineare il fatto che quando Greco si riferisce al poliziotto che gli avrebbe chiesto una cortesia per la moglie, afferma: «E’ venuto un poliziotto qua… della Questura» che «sta scrivendo le cose (si riferisce, secondo gli investigatori, all’attività di indagine svolta dal poliziotto)». La sezione della Questura che si sta occupando dell’indagine, afferma Greco, è quella «Amministrativa». Scrivono gli uomini della Mobile nell’informativa di polizia giudiziaria: «L’identificazione della Questura con il Commissariato di pubblica sicurezza di Castellammare di Stabia va desunta dal gergo comunemente utilizzato dai personaggi orbitanti nel panorama delinquenziale stabiese. Infatti detti soggetti attribuiscono usualmente il termine di Questura il significato di Commissariato di P. S. In particolare va riferito, che secondo le risultanze investigative, quando il Greco faceva riferimento agli uffici del citato Commissariato, intendeva indicare il settore Pas (acronimo di Polizia amministrativa  e sociale) che nel trattare le pratiche del figlio Luigi, con esito negativo, aveva posto in risalto i trascorsi giudiziari del padre, Adolfo».

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