di Giancarlo Tommasone

Nino Di Maio è il promotore della marcia che ieri mattina, partendo dal Rione Savorito, avrebbe dovuto attraversare la città di Castellammare di Stabia per ribadire forte il no alla camorra, dopo l’episodio gravissimo del «falò dei pentiti»; la manifestazione si è tramutata in un flop. Solo una trentina di persone ha risposto alla chiamata del cittadino che si batte da tempo per garantire i diritti ai diversamente abili: c’erano soprattutto giornalisti e rappresentanti della politica locale.

Il sindaco Gaetano Cimmino prova a spegnere le polemiche:
è comunque un segnale importante

Mancavano i giovani, gli studenti, la gente comune. Tra i partecipanti anche il sindaco Gaetano Cimmino, che ha parlato comunque di «un segnale importante. Non è una questione di numeri, ma di presenza – ha detto la fascia tricolore – In primavera organizzeremo una grande marcia in compagnia delle associazioni, delle chiese, dei partiti e delle scuole per sensibilizzare la città sul tema». Eppure, la primavera è lontana, ci si aspettava una risposta forte degli stabiesi, proprio nelle scorse ore. Proprio a pochi giorni dalla provocazione camorristica registrata nel rione Aranciata Faito. Ma non è stato così. E Gianpaolo Scafarto (delega a Politiche attive per la legalità e coordinamento con le forze di polizia) – chiediamo a Nino Di Maio – ha preso parte alla manifestazione? «Io non l’ho visto», risponde.

L’assessore alla Legalità Gianpaolo Scafarto
non ha preso parte alla manifestazione anticamorra

Scafarto è da considerarsi la principale scommessa del sindaco Cimmino: l’assessore all’Ambiente e alla Sicurezza, però, dal suo arrivo a Palazzo Farnese non ha ancora fatto registrare la svolta tanto sperata. Il maggiore dei carabinieri del Noe era stato scelto per le sue indubbie caratteristiche operative, ma a Castellammare finora, il suo impatto si è sentito effettivamente poco. E nell’ultimo periodo apparirebbe ulteriormente slegato dal contesto amministrativo.

Il boss di Castellammare di Stabia, Michele D’Alessandro

Nel frattempo la città delle acque fa nuovamente i conti con un momento difficile e il nemico più pericoloso si chiama omertà. Giovani sconsiderati quelli che hanno appiccato le fiamme al fantoccio e allo striscione anti pentiti, silenziosi e sventurati sostenitori dei clan di camorra.

Lo scorso 5 dicembre Castellammare si è svegliata col suono delle sirene e il rumore classico e distinguibile degli arresti. Più di una decina le misure eseguite, 21 indagati in totale: questi i numeri dell’operazione Olimpo, che ha portato in carcere anche il 68enne Adolfo Greco, l’imprenditore considerato dagli inquirenti il trait d’union tra ambienti di camorristi, che da queste parti si chiamano soprattutto D’Alessandro, e l’imprenditoria.

I rapporti trasversali tra l’imprenditore Adolfo Greco,
finito in carcere nel corso della maxi-operazione Olimpo

«lo stesso (Adolfo Greco, ndr) – sottolinea il gip nell’ordinanza – dispone inoltre di una fitta rete di conoscenze politico/amministrative/giudiziarie (delle quali sovente si vanta nel corso delle conversazioni captate) e di uno stuolo di “fiduciari” e”intermediari” che gli consentono di mantenere saldamente i contatti con esponenti della criminalità organizzata senza tuttavia esporsi eccessivamente». Nelle prossime ore, Adolfo Greco affronterà l’udienza di Riesame, si trova in carcere da 13 giorni. I fatti che gli si contestano vanno dal 2013 al 2016. Attraverso le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso, tra l’altro, che l’imprenditore avesse un rapporto di amicizia con Pasqualino D’Alessandro.

La paura dell’imprenditore per il boss
Vincenzo D’Alessandro, di recente tornato in libertà,
considerato soltanto un sanguinario

Mentre quello tra i figli del defunto boss Michele, che più teme, è sicuramente Vincenzo (scarcerato di recente dopo aver scontato una pena di nove anni). «La conferma dello stato di intimidazione in cui versava Greco al cospetto di Martone Teresa (vedova del boss Michele D’Alessandro e madre di Pasquale e Vincenzo) era attribuibile alla “paura” che Greco provava nei confronti di D’Alessandro Vincenzo palesata (a un amico). Dalla conversazione (avvenuta a bordo dell’auto dell’imprenditore il 23 settembre del 2015) si delineava non solo la pericolosità di Vincenzo D’Alessandro ma anche la benevola considerazione che Greco, aveva di D’Alessandro Pasquale. I timori del Greco trovavano ragione nella considerazione che lo stesso aveva del D’Alessandro Vincenzo, considerato un sanguinario, un soggetto pericoloso». È scritto nell’ordinanza.