di Giancarlo Tommasone

La visita di Teresa Martone presso l’azienda di Adolfo Greco rappresenta uno dei passaggi fondamentali dell’inchiesta Olimpo. L’incontro a cui la vedova del padrino Michele D’Alessandro si reca, accompagnata da un giovanissimo parente, come abbiamo visto, viene monitorato dagli 007 dell’Antimafia. La conversazione che avviene negli uffici della Cil tra l’imprenditore e la madrina di camorra, è captata e registrata dalle microspie piazzate in precedenza, dagli investigatori. E la relativa trascrizione finisce nel brogliaccio dell’informativa di polizia giudiziaria.

Un affare pulito per la cosca camorrista di Scanzano

E’ il 14 marzo del 2014, poco dopo le 10 del mattino. Martone fa visita a Greco, sottolineano gli inquirenti, per una richiesta estorsiva. Ma risolta la questione del pizzo, la donna (all’epoca dei fatti 68enne) rappresenta a Greco come la stessa abbia un altro problema. Un problema che forse «il re del latte» potrebbe risolvere. Martone, infatti, dice che ha bisogno di vendere della frutta, «banane, fragole e pesche». «Manifestava (Martone, ndr) la necessità di trovare un imprenditore operante nel campo dell’ingrosso della frutta così da riuscire a commercializzare grandi quantitativi (proprio) di “banane, fragole e pesche”», annotano gli uomini della Mobile, che continuano: «A tal punto era evidente che il clan D’Alessandro era riuscito ad inserirsi in attività economiche lecite inerenti a detti settori merceologici e, per poterne sfruttare al massimo le potenzialità finanziarie, avevano bisogno di smaltire grandi quantità di prodotto di cui avevano disponibilità».

La richiesta di una sponda nei mercati
e nei canali commerciali che si occupano di ortofrutta

Martone parlando con Greco dice: «Vorrei un po’ di ingrosso… tengo questa via di questa frutta… in modo per creare qualcosa anche per questi qua (per la famiglia, ndr)». Per i magistrati, quest’ultima frase indica palesemente le intenzioni della donna. E’ chiaro come Martone, «rappresentando il centro decisionale ed economico della famiglia D’Alessandro – è riportato nell’informativa -, e quindi della consorteria delinquenziale, volesse creare delle attività economiche “lecite”». Dunque, da questa parte di conversazione, emerge anche l’altro motivo della visita a Greco. Il primo è rappresentato dalla richiesta estorsiva, che l’imprenditore si impegna a soddisfare attraverso una dazione in denaro, il secondo è costituito dalla «missione» della donna, che deve trovare un contatto «con il mondo dell’economia reale al fine di rimpinguare le casse del clan attraverso la commercializzazione di prodotti alimentari di cui deteneva l’esclusiva».

La proposta di Adolfo Greco di coinvolgere
un imprenditore di Castellammare a lui legato

E chi meglio di Greco, secondo quanto ipotizzava la donna, avrebbe potuto darle una mano a trovare detto contatto? L’imprenditore mette subito in chiaro che lui ha a che fare soltanto con la commercializzazione del latte. Subito dopo, però, annotano gli investigatori nell’informativa, Greco «sposta l’attenzione della donna su un imprenditore a lui legato, titolare di supermercati e certamente più utile al fine della Martone». Sia la vedova di Michele D’Alessandro che Adolfo Greco (difeso dagli avvocati Vincenzo Maiello e Michele Riggi) sono stati arrestati lo scorso 5 dicembre nell’ambito dell’inchiesta della Dda, condotta contro i clan dell’area stabiese.

Convocato in Procura il deputato Carlo Sarro, il pm valuta
di ascoltare anche i politici spuntati nelle intercettazioni

Inchiesta che continua sul versante delle escussioni delle persone informate dei fatti. Di recente, davanti al pm Giuseppe Cimmarotta, è comparso il senatore di Forza Italia, Carlo Sarro (non indagato).

Non è escluso che a breve, Cimmarotta possa sentire anche altri politici (nessuno dei quali è indagato). Secondo quanto si evince dalle intercettazioni effettuate (in un periodo che va dal 2013 al 2016), sono diversi i riferimenti della politica su cui Greco poteva contare a livello stabiese, regionale e nazionale. «Come Nicola Corrado (all’epoca assessore della giunta Cuomo), Pasquale Sommese (nel 2013 assessore regionale della Campania), Antimo Cesaro (all’epoca ex assessore regionale), e i senatori della Repubblica (ci riferiamo sempre all’epoca dell’indagine) Antonio Milo e (il già citato) Carlo Sarro», è scritto nell’informativa. Soffermandoci sui politici (è bene sottolineare che nessuno di essi risulta indagato), per gli inquirenti, Antonio Pentangelo costituiva l’anello di congiunzione tra l’imprenditore Adolfo Greco e l’attuale senatore azzurro Luigi Cesaro. Quest’ultimo, è scritto sempre nell’informativa, «da presidente della Provincia di Napoli, assunto il seggio di parlamentare, avrebbe poi nominato con proprio decreto, il suo “delfino” stabiese, alla poltrona di facente funzioni di presidente della Provincia». La nomina, annotano ancora gli inquirenti, sarebbe stata poi «utilizzata da Greco relativamente alla vicenda “Cirio”».

Trasferito per competenza a Torre Annunziata
il filone sull’housing sociale dell’ex area Cirio

E infine, proprio, riferendoci al filone d’inchiesta sulla riqualificazione dell’ex area industriale stabiese, il pm di Napoli ha trasmesso gli atti presso l’ufficio del procuratore di Torre Annunziata, Alessandro Pennasilico. Sarà dunque la Procura oplontina a continuare ad occuparsi della vicenda Cirio.