È un mondo in movimento quello che ruota attorno all’imprenditore Adolfo Greco, arrestato due giorni fa nell’ambito di una maxi-operazione anticamorra della polizia, coordinata dalla Dda di Napoli. Uomo di relazioni imprenditoriali, politiche e sociali altolocate in pubblico, in privato – secondo la prospettazione accusatoria – sarebbe un imprenditore colluso coi clan più importanti della zona.
Ecco che cosa scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’indagine, scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Belviso Salvatore (ex affiliato del Clan D’Alessandro il quale, relativamente al lasso temporale 2006 – 2009, descriveva l’imprenditore Greco Adolfo quale “amico” del proprio gruppo criminale ma, al contempo, obbligato a corrispondergli annualmente una tangente), si proponeva di analizzare il circuito dei rapporti professionali, politici, criminali e sociali del noto e potente imprenditore stabiese Greco Adolfo (impegnato nel settore della commercializzazione del latte) onde appurare l’esistenza di eventuali rapporti illeciti dallo stesso intrattenuti con esponenti della criminalità locale.
Ebbene gli esiti delle attività captative eseguite rivelavano con assoluta chiarezza la “contiguità” del predetto imprenditore a tutti i principali sodalizi camorristici della zona nonché lo stretto rapporto di collaborazione criminale tra lo stesso ed alcuni esponenti apicali dei suddetti sodalizi quali ad es., D’Alessandro Pasquale (primogenito del defunto D’Alessandro Michele, fondatore dell’omonimo clan) Carolei Paolo (“luogotenente” di D’Alessandro Vincenzo, fratello minore di Pasquale), Cesarano Ferdinando (storico fondatore dell’omonimo clan) Afeltra Raffaele (storico fondatore dell’omonimo Clan Afeltra).
Le risultanze acquisite disvelavano però che il Greco era al contempo anche vittima delle richieste estorsive degli affiliati di alcuni dei Clan D’Alessandro e Cesarano, circostanza invero molto frequente negli ambiti territoriali in cui si collocano le vicende in contestazione.
Non è infatti insolito imbattersi in figure di imprenditori “border line” che, da un lato, lucrano l’appoggio del clan e, dall’altro, vengono sistematicamente vessati, costretti a svolgere funzione di “paravento”, di riciclaggio e reimpiego di capitali nonché a versare cospicue tangenti (magari ad altre fazioni del medesimo sodalizio criminoso) per lavorare in tranquillità.
Ebbene, questo è proprio il caso di Greco Adolfo, il quale si è relazionato con la criminalità organizzata locale in modo funzionale ai propri interessi, elargendole periodicamente somme di denaro (tra l’altro irrisorie per le sue possibilità economiche) onde esercitare in assoluta tranquillità la propria attività imprenditoriale e al contempo, avvalersi di un prezioso referente nel cd. “anti-stato” (al quale ha garantito il viatico per radicarsi nella società civile) per risolvere problematiche legate alla “strada”.

L’assunzione del nipote del boss
e la cimice nell’auto di Greco

In data 25.10.15, alle ore 7.20, all’interno dell’autovettura Audi A6 in uso all’odierno indagato Greco Adolfo (noto imprenditore stabiese impegnato nel settore della commercializzazione del latte) veniva captata una prima conversazione d’interesse tra lo stesso e l’amico D. S. Bruno.
Nella circostanza l’indagato riferiva al proprio interlocutore di una promessa di assunzione fatta tempo addietro a terze persone dal proprio ex socio (da identificarsi in I. G. – marito della sua defunta sorella – un tempo suo partner nella distribuzione del latte al consumo per “Granarolo” e Parmalat ed ora titolare di una catena supermercati) e dei comportamenti elusivi dallo stesso tenuti in epoca ancor antecedente allorquando esso Greco aveva intrattenuto rapporti con esponenti della malavita stabiese (ed, in particolare, con Cesarano Ferdinando alias “Nanduccio”).

L’arrivo nell’azienda del fratello
del padrino Paolo Carolei

Ebbene, dopo soli 45 minuti dalla predetta conversazione (ore 8:06), la videocamera di sorveglianza installata nei pressi della sede del C.I.L. Srl. (azienda di commercializzazione dei prodotti Parmalat Spa, il cui capitale è interamente partecipato dalla famiglia Greco) riprendeva l’accesso nel relativo piazzale dell’autovettura Renault Clio, risultata (a seguito di ulteriori accertamenti) intestata ed in uso all’odierno indagato Carolei Raffaele, fratello del più noto Carolei Paolo, elemento di spicco del clan camorristico D’Alessandro detenuto ininterrottamente dal 15.10.10.
Dal veicolo scendevano quindi due soggetti di sesso maschile – identificati per età e caratteristiche somatiche, nel predetto Carolei Raffaele e nel figlio Domenico – i quali entravano in azienda, per uscirne dopo meno di un minuto.
Pochi minuti dopo il Greco contattava il cognato per informarlo:
– che il fratello di Carolei Paolo ed il di lui figlio si erano recati a fargli visita per chiedergli di intervenire nei confronti di esso I. , il quale non aveva mantenuto la promessa di assumere, all’atto dell’apertura del proprio nuovo supermercato, il predetto giovane;
– di aver tentato di giustificare tale “dimenticanza” di esso I.;
– che di tale questione avevano tra l’altro già discusso in passato “Michele” (da identificarsi nel pregiudicato Carolei Michele, altro fratello di Paolo, pure già condannato in relazione al delitto di cui all’art. 416 bis c.p.: cfr. relativo certificato penale), “Stefano” (da identificarsi in I. S., figlio di Giovanni) e “Giovanni” (da identificarsi in L. G., capo ufficio addetto alle assunzioni all’interno dell’azienda dell’I.).

1-continua