Fascicoli segreti “esfiltrati” e la famiglia Poggi sotto controllo: l’indagine su Sempio scoperchia un calderone di sospetti e indagini pilotate.
Il caso di Garlasco smette di essere solo un giallo giudiziario e diventa una storia di spie, documenti rubati e tradimenti istituzionali. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri sta scuotendo le fondamenta della Procura di Milano, rivelando come i segreti sulla morte di Chiara Poggi siano stati maneggiati con una leggerezza inquietante. Mentre si scava su presunte mazzette per pilotare le archiviazioni, scoppia il caos per le intercettazioni sulla famiglia Poggi: i genitori della vittima, stanchi e amareggiati, si ritrovano ancora una volta nel mirino, ma stavolta sono le microspie degli investigatori a violare la loro intimità.
Lo scandalo dei documenti segreti finiti in mani sbagliate
I carabinieri di Milano non usano giri di parole: nel 2017 è avvenuta una vera e propria esfiltrazione di atti coperti dal segreto. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri parte proprio da qui: come facevano i vecchi legali di Sempio ad avere in mano l’esposto riservato di Alberto Stasi prima ancora dei magistrati titolari? La copia incriminata, identica a quella custodita nei cassetti della Procura Generale, è stata tradita da graffette e appunti scritti a mano. In quegli atti c’era tutto, compresa la consulenza sul DNA che avrebbe dovuto restare blindata.
Mazzette e appunti sospetti a casa Sempio
La “pistola fumante” di questo nuovo filone è un appunto ritrovato a casa dell’indagato: «gip Venditti archivia 20 30». Per la Procura di Brescia, è il segnale di un possibile accordo sottobanco tra Mario Venditti e Giuseppe Sempio, il padre di Andrea. I militari hanno documentato prelievi sospetti per circa 35 mila euro effettuati dalla famiglia in quel periodo. Soldi che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbero aver comprato il silenzio o l’archiviazione del caso nel 2017. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri cerca di capire se quei contanti siano finiti nelle tasche di chi doveva indagare e invece ha preferito guardare altrove.
Luciano Garofano e il grande rifiuto della difesa
In questa melma diplomatica emerge la figura di Luciano Garofano. L’ex generale dei Ris, inizialmente coinvolto come consulente dalla difesa di Sempio, ha fatto immediatamente un passo indietro quando ha capito che le carte ricevute via mail profumavano di illecito. Garofano ha consegnato tutto ai magistrati, spiegando di non aver mai ricevuto risposte chiare dai legali sulla provenienza di quei file. Intanto, spunta un luogotenente che scattava foto agli atti segreti nell’ufficio del pm durante i permessi della legge 104: un quadro desolante di fedeltà tradite.
La furia dei Poggi: «Siamo intercettati, è una vergogna»
«Hanno perso il lume della ragione», dicono i genitori di Chiara. Giuseppe, Rita e il figlio Marco hanno scoperto di essere stati ascoltati per mesi: conversazioni private, sfoghi e interviste finiti sotto la lente degli inquirenti di Pavia. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri sembra quasi voler punire la famiglia della vittima perché “colpevole” di credere ancora alla condanna di Stasi e non alla nuova pista. I legali Tizzoni e Compagna parlano di aggressione frontale e condizionamenti mediatici, denunciando un clima di opacità che circonda l’attività dei Carabinieri di via Moscova.
Marco Poggi e il giallo dell’impronta numero 33
Il fratello di Chiara è finito nel mirino dei militari, definito “ostile” perché le sue parole smontano un pilastro della nuova accusa. Marco ha raccontato con semplicità che i suoi amici scendevano spesso in cantina: un dettaglio che toglie forza all’impronta 33 trovata sulle scale. Se Andrea Sempio frequentava la casa, quel palmo sul muro non è più la prova di un omicidio, ma un banale segno di passaggio. Secondo gli avvocati della famiglia, Marco viene attaccato proprio perché la sua onestà intellettuale demolisce il teorema investigativo costruito attorno al nuovo indagato.
Intrighi tra magistrati e veline passate sottobanco
Le carte raccontano di un intreccio tra la sostituta pg Barbaini e l’ex pm Venditti, con scambi di note e consigli per fermare le nuove indagini. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri mette a nudo una sorta di “muro di gomma” istituzionale che per anni ha cercato di proteggere lo status quo del processo Garlasco. Addirittura, intercettazioni del 2025 svelano come alcuni magistrati suggerissero alla famiglia Poggi di rivolgersi alla Procura Generale per “stoppare” Pavia. Un corto circuito tra accusa, difesa e parti civili che lascia senza parole.
Conclusioni: un delitto che annega nel fango
Sabato 9 maggio 2026, il delitto di Garlasco non è più solo una ricerca di verità, ma un regolamento di conti tra fazioni contrapposte. L’inchiesta sull’ex procuratore Venditti e i carabinieri svela un sottobosco di irregolarità che sporca la memoria di Chiara Poggi. Tra atti rubati, intercettazioni selvagge e sospetti di corruzione, la giustizia sembra aver smarrito la strada. Mentre la famiglia della vittima chiede rispetto, i faldoni si riempiono di veleni che rendono sempre più difficile distinguere il vero dal falso in questa infinita tragedia italiana.

















