Il presidente dell'Autorità portuale del Mar Tirreno centrale, Pietro Spirito

È stata una perquisizione particolarmente accurata quella che, nei giorni scorsi, ha interessato le abitazioni, napoletana e romana, e gli uffici del presidente Pietro Spirito. Non una operazione di routine investigativa, ma una scelta valutata alla luce del materiale acquisito dai pm nel corso del filone principale sull’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale.

Quello che, nel giugno scorso, ha portato all’arresto di imprenditori e faccendieri per presunti appalti pilotati. Procedimento in cui Spirito, numero uno dell’Ente di Piazzale Pisacane, non è stato indagato ma in cui è finito intercettato indirettamente. Ed è proprio dai contenuti di quella telefonata con la funzionaria Maria Teresa Valiante, finita nei brogliacci, che la Procura ha deciso di iscriverlo per abuso d’ufficio e concorso in turbativa d’asta in relazione alla concessione ex Cogemar alla società Tttlines.

Gli uomini della guardia costiera, che il 18 luglio scorso, sono entrati in azione hanno sequestrato, secondo quanto Stylo24 è riuscito a ricostruire, una decina di personal computer, telefoni cellulari e device esterni del tipo pendrive, hard disk e supporti informatici. Le perquisizioni si sono poi allargate agli uffici della segreteria generale e ai tre locali annessi.
Tutto il materiale è ora nelle mani degli investigatori che lo studieranno alla ricerca di spunti utili alle indagini.