Una panoramica del quartiere Ponticelli, del quartiere napoletano il gancio tra clan di Taranto e Casalesi (foto di repertorio)

Era stato detenuto insieme a Michele Cicala, e aveva presentato quest’ultimo alla famiglia legata al clan campano

L’operazione scaturita dall’inchiesta Pompe bianche-Oro nero ha portato all’arresto di 13 soggetti (in nove province italiane). Le indagini sono incardinate su un gruppo criminale di Taranto, guidato dal quarantenne Michele Cicala, e che agiva soprattutto con il traffico di carburante di contrabbando. La struttura capeggiata da Cicala si era estesa anche in Campania, dove era in affari con una famiglia di imprenditori legati a doppio filo al clan dei Casalesi.

Il «referente» per l’organizzazione di Terra di Lavoro – si evince dall’ordinanza a firma del gip Laura Liguori – è R. D., imprenditore, cugino di Michele Fontana, 54enne detto’o sceriffo (elemento di spicco della cosca dei Casalesi, e considerato dagli inquirenti uno degli uomini più fidati del padrino Michele Zagaria). R. D., ad Altavilla Silentina (nel Salernitano), è impegnato in una società con l’imprenditore M. P., che a sua volta agisce per conto di Cicala. Ma chi è il link tra tarantini e clan dei Casalesi? Chi avrebbe presentato Cicala ai campani? Per gli inquirenti si tratta di «Ciriaco Luigi Carrozzino (non indagato nell’inchiesta in oggetto, ndr).  

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Quest’ultimo – risulta da informative di polizia giudiziaria allegati agli atti dell’inchiesta – più volte sottoposto a controllo dalle forze dell’ordine nel quartiere Ponticelli di Napoli. Lo stesso risulta gravato da numerosi precedenti di polizia e, come rilevato tramite fonti aperte, viene “… ritenuto dagli investigatori uno degli uomini di fiducia, del boss della ’Ndrangheta, Nicola Femia”».

«E’, pertanto, ragionevole ritenere – è scritto nero su bianco nell’ordinanza – che il predetto (Carrozzino, ndr) sia il referente criminale nel quartiere Ponticelli, cui Michele Cicala ha fatto più volte riferimento per accreditarsi con il gruppo criminale (di Casal di Principe, ndr)». I rapporti tra Cicala e Carrozzino nascono in carcere; sempre stando al contenuto di informative di polizia, infatti, emerge che i due, nel corso della loro detenzione, sono stati reclusi, per alcuni periodi, nella medesima casa circondariale.

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