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L'imprenditore stabiese Adolfo Greco

Il pm della Dda deposita gli atti del procedimento contro i boss di Scanzano

I sicari pentiti del clan D’Alessandro, rischiano il processo per estorsioni e minacce ai danni di Adolfo Greco, imprenditore originario di Castellammare di Stabia: è la novità emersa durante l’ultima udienza del processo Olimpo, in cui lo stesso Greco è accusato di concorso in estorsione. Il pubblico ministero dell’Antimafia, ha depositato agli atti un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico anche di alcuni esponenti di spicco della cosca di Scanzano: fra questi, Renato Cavaliere e Pasquale Rapicano, poi pentiti e collaboratori di giustizia. Costoro, sono accusati di aver imposto il pizzo all’imprenditore.

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Greco, dal suo canto, ha depositato, nel corso di anni, decine di denunce alle forze dell’ordine, e nella sua deposizione ha ribadito di essere una vittima della camorra e di aver pagato tanti soldi onde evitare ritorsioni su di se e sui suoi familiari. Con l’udienza di ieri, cade la tesi di una possibile collusione fra l’imprenditore ed i gruppi criminali. Su di lui, infine, pende soltanto la contestazione di auto-riciclaggio semplice di 2.5 milioni di euro che vennero sequestrati dalla polizia all’inizio del dicembre del 2018.

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