Don Antonio Polese (deceduto nel 2016), Adolfo Greco e Mario Casillo

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la riunione con il consigliere regionale del Pd e l’imprenditore Adolfo Greco si svolse nell’albergo di don Antonio Polese

di Giancarlo Tommasone

Inchiesta sulla area ex Cirio di Castellammare di Stabia, nella giornata di venerdì, una operazione delle forze dell’ordine ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari. Agli arresti domiciliari sono finiti Adolfo Greco, Antonio Elefante, Maurizio Biondi, Vincenzo Campitiello, Marcelo Ciofalo e Vincenzo Colavecchia. Obbligo di firma per Angelina Annita Rega (moglie di Greco). Per gli onorevoli di Forza Italia, Lugi Cesaro e Antonio Pentangelo, l’esecuzione delle rispettive misure cautelari è stata sospesa in attesa dell’autorizzazione della Camera di appartenenza. Le indagini sono scattate per una presunta manovra che avrebbe dovuto portare alla riconversione dell’area ex Cirio. Il «complesso» era stato acquistato nel 1999 dalla PolGre Europa 2000 srl, vale a dire la società riconducibile a Greco e a Tobia Polese. Quest’ultimo (deceduto il primo dicembre del 2016) è noto al pubblico televisivo come don Antonio, alias il boss delle cerimonie, per essere stato protagonista di una sorta di reality (assai kitsch) ambientato presso la Sonrisa di Sant’Antonio Abate (sala per eventi, ristorante e albergo di proprietà di Polese).

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La PolGre Europa 2000 srl
è la società di Polese e Greco

Ma tornando alla PolGre, aveva acquistato l’ex area Cirio per 12 miliardi di lire, ma dalla speculazione sulla zona, si calcola che ci sarebbero stati guadagni per 100 milioni di euro. Il progetto aveva a che fare con la realizzazione di un quartiere residenziale, con 330 appartamenti (110 riservati all’housing sociale, 220  in vendita sul libero mercato), box e locali commerciali. Solo che, i proprietari dell’ex area Cirio, si erano trovati presto a sbattere contro il muro dell’approvazione dei progetti, e dei permessi  necessari per i lavori di riconversione. Ed è per questo, che, secondo la Procura di Torre Annunziata, Greco e Polese, si sarebbero rivolti ad esponenti politici per superare l’impasse. Come? Attraverso le più classiche delle mazzette, soldi (e un orologio Rolex), in cambio dei «favori».

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Tra gli indagati c’è anche il capogruppo del Partito democratico al Consiglio regionale della Campania, Mario Casillo. Secondo l’accusa – l’inchiesta è supportata da un cospicuo corpus di intercettazioni – uno dei primissimi incontri per cercare di risolvere la situazione, si svolse, il 28 ottobre del 2013, proprio presso il locale di don Antonio Polese (va sottolineato che gli attuali responsabili de La Sonrisa Hotel spa risultano assolutamente estranei ai fatti in oggetto). La circostanza della riunione alla Sonrisa, emerge da una telefonata intercettata il 9 novembre del 2013.

Le intercettazioni

Polese telefona a Greco intorno alle 18.10 e viene informato dal socio: «Io stamattina ho continuato quell’incontro che facemmo da te (…) perché mi chiamarono e stamattina mi sono rivisto con quello lì». «Lo abbiamo incontrato a casa dell’amico mio di Castellammare (…) E… tutto a posto. Lo abbiamo incontrato, abbiamo parlato e mo proseguiamo (…) poi ti spiego da vicino». Ma con chi si erano svolti gli incontri del 9 novembre e del 28 ottobre? Dall’attività di pedinamento e di intercettazione telefonica, emerge che il personaggio di cui si parla è Mario Casillo (anche all’epoca dei fatti contestati, consigliere regionale). In particolare, l’appuntamento del 9 novembre 2013, si era svolto a casa di Gennaro Iovino, esponente dem a Castellammare di Stabia, e indicato dalla Procura, come colui che essendo in contatto sia con Casillo che con Greco, avrebbe di fatto, fissato (almeno) la seconda riunione.