A fornire ulteriori elementi che potrebbero risultare utili per le indagini in corso, sul giro di presunte collusioni – che coinvolgerebbe anche operatori sociosanitari, infermieri, addetti alle pulizie e perfino medici, all’interno di alcuni ospedali napoletani – per favorire una sola ditta di ambulanze, è Adolfo Tovecci, dell’azienda privata di trasporto infermi, Sanitax.

La denuncia
dell’imprenditore
della Sanitax,
Adolfo Tovecci

Stando a quanto riporta un articolo de «Il Mattino» (a firma di Ettore Mautone), Tovecci, con un post su Facebook, ha puntato il dito contro guardie particolari giurate, che, secondo l’imprenditore, al Loreto Mare, non controllerebbero come dovrebbero, ambulanze private, sempre della medesima azienda, che continuerebbero a svolgere il proprio servizio al di là delle regole. In particolare di quelle della concorrenza.

Il post su Facebook

«E invece queste stesse regole non sono state fatte valere per gli operatori della ditta concorrente, che ho già denunciato. Ora però assistiamo anche a indicazioni e consigli, se non chiamate dirette, da parte di chi sarebbe incaricato unicamente di difendere e tutelare i beni mobili e immobili dell’ospedale e magari farle rispettare per tutti quelle regole. Ho le prove di quanto sostengo e in settimana andrò nuovamente in Procura a denunciare», scrive Tovecci, a metà agosto scorso, su Facebook.

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L’imprenditore rincara la dose, ipotizzando, a suo dire, che la ditta di ambulanze privata (di cui parla)sarebbe «favorita», attraverso ipotetici tornaconti da parte delle guardie giurate, con una sorta di «regalia». «Ho sempre denunciato. In passato sono stato anche pesantemente minacciato. A me nella zona ospedaliera non consentono nemmeno di avvicinarmi. Una volta sono stato “scortato” da alcuni uomini in scooter con le pistole in pugno», ha sottolineato Tovecci. Dell’inchiesta sulle presunte collusioni all’interno di alcuni nosocomi partenopei si è occupato ampiamente «Il Mattino», con una serie di articoli (a firma di Leandro Del Gaudio) sulle evoluzioni delle indagini effettuate dai carabinieri di Poggioreale, e coordinate dalla Procura partenopea.

Dalle indagini è emerso anche l’episodio relativo a un dipendente del Cardarelli, che svolgerebbe pure il ruolo di «manager», impegnato nella gestione di un parco ambulanze privato. Nel corso dei mesi, gli inquirenti hanno ascoltato dipendenti di una azienda, che secondo quanto sarebbe emerso dai riscontri investigativi, rappresenterebbero «vittime» o «testimoni di intimidazioni» portate a termine al Cardarelli.

L’inchiesta
della Procura
sulle ambulanze
private
che operano presso
gli ospedali
napoletani

Una situazione presunta, considerata di «estrema gravità», sulla quale sono in corso indagini, e che è stata denunciata anche dall’imprenditore Guido Bourelly.

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Quest’ultimo ha parlato di clima di «minacce, che non mi consente di lavorare con mie ambulanze al Cardarelli. Quando – ormai sempre più raramente – mi è capitato di mandare ambulanze in quell’ospedale, i miei operatori vengono interrogati da strani personaggi, esponenti di una concorrenza sempre più opaca, che si spingono a impedirci di fare ritorno in questa struttura. Più volte ci hanno detto che il Cardarelli appartiene a loro, che non c’è spazio per la mia azienda, a dispetto di contratti e regole che vanno in un’altra direzione».

Le parole
di Guido Bourelly
L’attività
di intelligence

Nel frattempo gli inquirenti hanno avviato anche lavoro di intelligence, acquisendo tabulati telefonici, di conversazioni avviate da utenze intestate all’ospedale collinare. Una attività effettuata alla ricerca di eventuali «soffiate», da parte di dipendenti del Cardarelli, che abbiano potuto favorire imprenditori di ditte di ambulanze, che avrebbero violato le regole della leale concorrenza, operando, appunto, al di fuori delle procedure di appalto. A caccia di ulteriori particolari utili (non solo relativi al Cardarelli, ma a tutti i principali poli sanitari napoletani) gli investigatori hanno ascoltato, come persona informata dei fatti, anche Ciro Verdoliva, dg dell’Asl Napoli 1.