Fiamme nel deposito di Giugliano, aria irrespirabile e raccolti bloccati. L’emergenza rifiuti non è mai finita.
Il fumo si riprende Giugliano
Taverna del Re brucia ancora. Le fiamme hanno raggiunto una parte del cumulo di ecoballe già movimentato e destinato al trasferimento. Una nube si è alzata sul deposito ed è rimasta visibile per chilometri. Nessuno è rimasto ferito, ma teloni e immondizia ammassata in una piazzola sono stati divorati dal fuoco.
I vigili del fuoco hanno lavorato insieme ai carabinieri del Reggimento Campania e della Compagnia di Giugliano. L’origine dell’incendio non è ancora conosciuta. Gli investigatori non escludono la pista dolosa e attendono risposte dalle telecamere della zona.
Raccolti vietati attorno al deposito
Il prefetto di Napoli ha convocato il Centro coordinamento soccorsi. L’Arpac controlla la qualità dell’aria e, d’intesa con l’Asl Napoli 2 Nord, è scattato il divieto precauzionale di raccogliere prodotti agricoli entro cinquecento metri.
«La priorità è tutelare la salute delle cittadine e dei cittadini e l’ambiente, con la massima attenzione e senza creare allarmismi, ma anche senza abbassare la guardia», ha dichiarato l’assessora regionale Claudia Pecoraro. Saranno i risultati delle analisi a stabilire quanto dovranno durare le restrizioni e se sarà necessario allargarle.
L’eredità nascosta sotto i teli
Il rogo riporta in primo piano uno dei luoghi simbolo della crisi campana. Secondo la ricostruzione dell’Arpac sulle ecoballe, nei depositi regionali furono accumulate quasi 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti imballati. Il mancato completamento del sistema integrato trasformò quelle montagne coperte di plastica in un problema lungo decenni.
Stylo24 aveva già raccontato l’allarme europeo sullo smaltimento, tra ritardi, costi e bonifiche rimaste indietro. Nello stesso sito un precedente incendio aveva coinvolto duecento quintali di balle.
A Ponte Riccio la corsa contro il tempo
Un impianto attivo a Ponte Riccio recupera metalli e, in quantità minore, plastiche. Il materiale residuo viene destinato alla produzione energetica, anche fuori dall’Italia. A pieno regime la struttura può riprocessare circa duecentomila tonnellate ogni anno.
La Regione puntava a rimuoverne settecentomila, portando al 72 per cento lo smaltimento dei 4,2 milioni ancora presenti nei depositi. Il cammino, contestato per tempi e risultati, alimentò anche la protesta contro nuovi impianti a Giugliano.
Le fiamme arrivano anche alla Masseria
Poco lontano, un altro incendio ha devastato quattro ettari della Masseria Antonio Esposito Ferraioli di Afragola. Il bene confiscato alla camorra ospita orti, alberi e il “Museo vivente della biodiversità”. Il fuoco ha cancellato parte del lavoro costruito da volontari e associazioni.
La Masseria Ferraioli teme che i danni ai confini rendano alcune aree più vulnerabili agli sversamenti abusivi. La Cgil chiede di non disperdere l’esperienza maturata negli anni. Da Giugliano ad Afragola cambia l’indirizzo, ma l’odore rimane lo stesso: quello di un’emergenza che la Campania non è ancora riuscita a spegnere.

















