In alto: Raffaele Imperiale (sx) e Raffaele Amato (dx). In basso, Carmine Cerrato (sx) e Mariano Riccio (dx)

I conti in tasca ai boss degli Scissionisti nel racconto del pentito Carmine Cerrato: droga ed estorsioni per diventare ricchi

Un mare di soldi per i narcos degli Scissionisti. È il pentito Carmine Cerrato a raccontare ai pm antimafia di Napoli a quanto ammontassero i proventi del traffico di droga gestito, oltre che da egli stesso, dal capoclan Mariano Riccio, genero e successore del boss Cesare Pagano.

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«A gennaio ufficializzata con i nostri affiliati la pace con la Vinella (altro gruppo di spacciatori di Scampia, ndR) ripartimmo all’attacco dei territori di Melito e Mugnano (…) Da quel momento, presi i contatti con Mario (Cerrone, socio di Raffaele Imperiale, ndR), iniziammo a caricare ogni mese e mezzo o due 50-60 chili di cocaina, di cui davamo 20-25 chili alla Vinella (…) Il prezzo di acquisto era sempre quello che ho detto prima; alla Vinella lo vendevamo ad uno massimo due punti, agli altri a 43-44 mila euro a chilo. Da questo momento Mariano si impossessa di tutte le piazze di Melito e mette a stipendio i capi piazza».

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Aggiunge il collaboratore di giustizia entrando nel dettaglio del business: «Contemporaneamente riprende il giro delle estorsioni. Sul ricavato avevamo 430 mila-440 mila euro al mese per il clan ed i detenuti. A me e Mariano rimanevano circa 20 mila euro al mese. Noi due però facevamo un altro lavoro, ossia ci facevamo consegnare ogni mese da Mario 20 chili di cocaina che poi il fratello di Mariano, che si chiama Alfonso, li vendeva per noi. E guadagnavamo 45 mila euro al mese ciascuno».