Mario Draghi, all'epoca presidente della Bce, contestato da una attivista (foto di repertorio)

L’incomprensibile circolare di Bruschi (capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione) è solo l’ennesima prova di una dittatura strisciante

di Giancarlo Tommasone

«I figli di medici, infermieri e dei lavoratori indispensabili possono frequentare le scuole in presenza». Avete letto bene. E’ la frase che mai ci saremmo aspettati di leggere in un Paese democratico, nemmeno sull’ultimo dei muri di un vicolo cieco e tenuto perennemente al buio. Ma in questo momento, la democrazia, in Italia, è sospesa. E la frase che abbiamo riportato non è stata lasciata da qualche idiota odiatore seriale su Facebook. E’ quanto scrive in un passaggio di una circolare alle scuole – in cui si esplicitano le misure del nuovo Dpcm – il capo dipartimento del Ministero dell’Istruzione, Marco Bruschi.

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Si tratta a nostro parere – ma vogliamo sperare a parere di chiunque possegga ancora un briciolo di coscienza critica e di memoria storica – di una frase di tale violenza discriminatoria che avrebbe fatto saltare dalla sedia, anche il più allineato ministro della Ddr. Invece, a prendere le distanze da un tale tipo di comunicazione, né il titolare del Dicastero all’Istruzione, Patrizio Bianchi, né il suo collega alla Sanità, Roberto Speranza.

Come vanno lette queste incomprensibili parole? Come la fine della scuola – pilastro fondamentale per il futuro del singolo individuo – intesa come istituzione pubblica, universale, gratuita. Ma non solo, quella di Bruschi, o di chi lo ha imbeccato, è l’esternazione sfacciata della dittatura in cui siamo costretti ormai da mesi, suggellata con la nomina a presidente del Consiglio dei ministri, di Mario Draghi.

Non un volto a caso, anzi: un volto e una personalità fredda e meccanica, che devono trasmettere austerità. A che serve tutto ciò? A far comprendere alla popolazione che c’è distanza siderale tra chi è al potere e chi invece lo subisce. Siamo passati tout court dalle dirette di Conte, al silenzio voluto di Draghi, che finora non è mai intervenuto con un messaggio alla popolazione per rassicurarla, in un momento storico ancora più grave di quello vissuto con il lockdown.

Non c’è traccia di idee di rimborsi per chi da mesi è impossibilitato a mettere insieme il pranzo con la cena, per le migliaia di aziende costrette a chiudere, per una eventuale speranza di ripresa di cui ormai nemmeno si parla più. La faccia di Draghi serve a dire: i cordoni della borsa sono stretti, e questo è il momento di stringerli ancor di più. Del resto non a caso scrivevamo di una sospensione della democrazia nel nostro Paese, innestata in maniera strisciante nel corso del blocco di marzo 2020, e ormai sempre più palese.

Si è cominciato dalla riduzione della libertà personale, la dittatura silente è avanzata con l’assenza di trasparenza (rispetto ai dati sulla mortalità e letalità del virus), e si palesa ulteriormente oggi con la mancanza di opposizione all’Esecutivo, come ci trovassimo di fronte a un Soviet che delibera e a cui bisogna sottostare. E in effetti, è quella la condizione che stiamo subendo.

E riallacciandoci alla circolare di Bruschi, va pure rilevato come il Governo non faccia altro che continuare a rafforzare le caste satelliti, nel caso, di medici e infermieri. Dei quali non ci stancheremo mai di sottolineare l’impegno profuso durante la pandemia, ma dei quali, allo stesso tempo, va pure detto che possono contare su stipendi lievitati (legittimamente, per carità) durante l’emergenza Covid.

Noi non siamo negazionisti, ci facciamo solo delle domande, a cui cercare di dare risposte. E’ il nostro mestiere. E allora ci chiediamo: a chi conviene la narrazione terroristica rispetto all’emergenza sanitaria? Uno che di politica ne capiva, un certo Machiavelli, ha detto: «E’ meglio essere temuti che amati, se non si può essere entrambi». E il terrore è spesso il miglior alleato dei governi. Almeno finché dura, e durano. Almeno finché il suddito non sceglie di salire in montagna.

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