giovedì, Maggio 26, 2022
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In difesa di Aurelio De Laurentiis: «Pappone», ma col cervello

Plusvalenze fittizie, debiti accumulati e sotterfugi vari. De Laurentiis contro la concorrenza sleale: zero debiti verso banche e obbligazionisti e patrimonio netto positivo

di Stefano Esposito

Innanzitutto, non è retorica, va sottolineato come De Laurentiis abbia portato il Napoli a consolidarsi come una delle principali realtà del calcio italiano, portandolo da un fatturato di 11 milioni di euro (nel 2005) a ricavi record per 308 milioni di euro nel 2017.

Il valore della produzione in riferimento al 30 giugno 2020, ammonta a 292,5 milioni, in calo del 9% rispetto ai 321,2 del 2019. Un calo dovuto alla contrazione dei ricavi del Napoli, il cui fatturato nel 2019/20 è calato a 274,7 milioni, per la pandemia e lo spostamento dei ricavi post 30 giugno.

Con qualche affanno il Napoli va avanti, percorrendo la strada della trasparenza.

Aurelio De Laurentiis era stato chiaro già diverse settimane fa in una breve intervista rilasciata ai colleghi di Report:

«Non mi fate parlare, se parlo di calcio scoppia il finimondo. Concorrenza sleale di chi fa i debiti? E’ chiaro. E’ una responsabilità della Federcalcio. La Lega è un’associazione di società, mentre la FIGC è un centro di potere».

Con la crisi economica dovuta al Covid-19, il famoso Fair Play Finanziario, dimostratosi una barzelletta poco divertente, è stato modificato per venire ulteriormente incontro alle esigenze dei club sempre più in difficoltà.

Come ha spiegato una nota della Uefa, la valutazione dell’esercizio finanziario 2020 slitta quindi di un anno, e assieme a quello del 2021 verrà considerato come un unico periodo. In questo modo l’impatto negativo della pandemia viene neutralizzato facendo la media del deficit combinato del 2020 e del 2021, nonché consentendo ulteriori aggiustamenti specifici legati all’emergenza coronavirus.

Si può parlare di concorrenza sleale da parte di chi vince, in Italia ed in Europa, avendo debiti? Purtroppo a questa semplice domanda pare non ci sia risposta.

SERIE A (Fonte Calcio e finanza)

JUVENTUS – A fronte di liquidità pari a 10,5 milioni al 30 giugno 2021 aveva 389,2 milioni di debiti finanziari, in leggero aumento dai 385,1 milioni complessivi rispetto al 30 giugno 2020.

La larga parte del debiti finanziario per il club bianconero fa riferimento al bond da 175 milioni emesso nel febbraio 2019, da rimborsare entro il febbraio 2024: tra gli altri, sono presenti anche debiti per finanziamenti bancari pari a 83 milioni di euro e anticipi da factoring per complessivi 96 milioni, oltre a circa 17 milioni relativi ai mutui per l’Allianz Stadium.

ROMA -Al 30 giugno 2021 invece è sceso intorno a quota 271 milioni l’indebitamento finanziario netto per la Roma: 261 milioni sono legati a debiti legati al prestito obbligazionario, in scadenza nell’agosto del 2024. Da segnalare, inoltre, che non sono compresi i circa 30 milioni di debiti verso soci per finanziamenti garantiti dalla famiglia Friedkin.

INTER – L’indebitamento finanziario netto è cresciuto di circa 50 milioni al 30 giugno 2021 rispetto al 30 giugno 2020, salendo da 244 a 297 milioni. Il tutto nonostante alla data della chiusura del bilancio l’Inter avesse liquidità per complessivi 97,8 milioni di euro.

MILAN – Le passività finanziarie al 30 giugno 2021, ammontano a 125,21 milioni (115,17 milioni nel 30 giugno 2020), ma sono di fatto autoliquidanti, considerato che si tratta di anticipazioni su crediti, come i diritti tv o l’incasso di pagamenti per calciatori ceduti sul mercato, che il club incasserà nei mesi a venire.

Una situazione che accomuna i rossoneri e anche la Lazio, i cui debiti finanziari sono riferibili per la quasi totalità ad anticipazioni ottenute su crediti futuri, come operazioni di calciomercato gli incassi dalle televisioni.

Il Napoli è l’unica società ad avere i conti in ordine. De Laurentiis ha sempre rispettato tutti i parametri economico-finanziari previsti dalle norme.

“Di 20 società, la mia è l’unica non indebitata, anzi ha una riserva di liquidità notevole, in un contesto comunque difficile perché se lavori in modo corretto porti a casa i risultati.

Tranne il Napoli, gli altri club di serie A hanno collezionato 3 miliardi di debiti, questo va bene?.

Per la FIGC non sarebbero neanche ammissibili , ma poi il povero Gravina dice: cosa devo fare? Non partiamo? Solo quattro squadre dovrebbero iniziare?”, il presidente, non più tardi di un anno fa, dichiarò questo sui conti delle altre squadre della serie A.

Lo stesso Aurelio De Laurentiis senza troppi giri di parole si era rivolto anche ai tifosi azzurri, affermando: “Il problema è che siamo passati da 30mln di stipendi a 50, a 75, a 120 ed oggi a 156mln.

E’ ovvio che bisogna innanzitutto sanare questo problema, il Napoli spende cifre che non fattura e deve rivedere gli stipendi in base a ciò che guadagna. Non c’è un ridimensionamento, ma bisogna rivedere il budget, altrimenti devi fallire”.

IN EUROPA?

Purtroppo a distanza di tempo la situazione sembra essere peggiorata non solo in Italia ma anche in giro per l’Europa.

La Superlega aveva poco a che fare con il romanticismo del pallone, niente meritocrazia. Obiettivo: risanare i conti nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Oltre ai 3,5 miliardi una tantum stanziati da JP Morgan, che sarebbero serviti a dare immediato ossigeno ai conti delle squadre, i 12 club fondatori avrebbero incassato inizialmente almeno 200 milioni a testa ogni anno, il doppio di quanto garantito a chi vince l’attuale Champions League. Poi sappiamo come è andata a finire.

I DEBITI DELLE SQUADRE EUROPEE

Chelsea – 1.510 milioni

Tottenham – 1.280 milioni

Barcellona – 1.173 milioni

Real Madrid – 901 milioni

Manchester United – 528 milioni

Atletico Madrid – 494 milioni

Liverpool – 272 milioni

Manchester City – 200 milioni

Arsenal – 125 milioni

Cifre in euro, fonte Gazzetta dello Sport

E I CINESI?

Nelle prossime ore il Southampton diventerà serbo: il club di Premier League passerà al magnate dei media Dragan Solak, in una operazione da 100 milioni di sterline.

La Cina si allontana, così, sempre di più dal calcio europeo.

Restano solo quattro le società dei cinque top campionati d’Europa ad essere in mano cinese, tra i quali:

Inter (Suning);
Wolverhampton (Fosun);
Espanyol (Rastar Group);
Granada (Desports Group).

I cinesi arrivano, godono di misteriose agevolazioni fiscali e poi spariscono. Il Gruppo Suning che aveva rilevato l’Inter nell’estate del 2016 è alla continua ricerca di investitori e dalle ultime sembra che Mr Zhang stia già pensando di vendere a quelli di Bc Parterns.

E GLI ARABI?

Perché gli arabi non investono in Serie A? La risposta è arrivata direttamente da Amanda Staveley, braccio destro del fondo sovrano dell’Arabia Saudita, che ha definito la Serie A «un disastro».

La prima considerazione riguarda le infrastrutture. I club italiani incassano in media 14 milioni da questa voce, contro i 28 milioni dei tedeschi, i 29 degli spagnoli e i 38 degli inglesi.

Un’altra considerazione riguarda i diritti tv. Il fatturato medio delle società di Serie A è 100 milioni di euro inferiore a quello delle controparti inglesi, 74 milioni contro 174 milioni, e risulta inferiore anche a quello delle tedesche (82 milioni) e delle spagnole (91 milioni). Tutto questo si traduce in disparità tecnica, che amplifica a sua volta gli squilibri economici.

E GLI AMERICANI?

Gli americani sono attirati dalla dimensione ridotta dell’investimento in Serie A, dove con poche decine di milioni ci si può aggiudicare un club (a differenza del Regno Unito) e credono nella capacità di prendere per mano l’azienda e ristrutturarla, senza però spendere cifre enormi, nemmeno sul mercato.

DE LAURENTIIS, UN «PAPPONE» INTELLIGENTE

Bisogna essere obiettivi, non è una eresia dire che ad oggi De Laurentiis è probabilmente il miglior presidente della Serie A.

E’ stato l’unico nell’ultima sessione di calciomercato a non cedere pezzi da 90 mentre Agnelli si faceva prendere in giro da Ronaldo, e le due milanesi si congedavano da Donnarumma e Lukaku e se vogliamo ampliare il discorso, il Barcellona ha perso Leo Messi, con tutto il rispetto e l’affetto, non Lorenzo Insigne.

Ha sempre mantenuto i conti in ordine; il Napoli paga regolarmente stipendi e tasse e non buchi di bilancio o falle finanziarie.

Forse il suo errore più grande in questi 18 anni di presidenza è stato commesso negli ultimi due anni.

Avrebbe dovuto cedere alcuni calciatori per puntare su altri con più motivazioni e voglia di vincere. Bisognava essere, forse, più “pappone”. Da Allan a Insigne, cessioni che andavano anticipate per trovare vantaggi sia dal punto di vista economico che ambientale.

Bisognava forse fare attenzione a procuratori capaci di “stravendere” i propri assistiti.

In ogni caso, nonostante due anni senza Champions, il Napoli di De Laurentiis è stabilmente presente da circa 12 anni nelle competizioni europee alle quali club come Inter e Milan hanno dovuto rinunciare per lunghissimi periodi.

La stagione è lunga, ma il Napoli di De Laurentiis ha davvero tutte le possibilità di vincere lo Scudetto con un bilancio economico equilibrato.

Sarebbe per De Laurentiis la dimostrazione che un altro modello di calcio è possibile rispetto alle speculazioni economiche e finanziarie che Uefa e Fifa ed anche Figc, provano, in modo imbarazzante, a nascondere.

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