Antonio Lo Russo al momento dell'arresto a Nizza, in Francia. In seguito, è diventato collaboratore di giustizia

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Lo Russo, per un lungo periodo a capo del clan di Miano

Prima di diventare un collaboratore di giustizia, Antonio Lo Russo (meglio conosciuto come Tonino, figlio di Salvatore, anche lui pentito) è stato al vertice dell’omonimo clan,  di cui teneva le redini anche da latitante. Nel corso di una deposizione datata 28 febbraio 2017, Lo Russo jr riconosce in foto Damiano Pecorelli, e lo indica come un «un grosso trafficante di droga».

«Con lui – spiega ai pm, Tonino Lo Russo – ho avuto rapporti diretti fino al 2013, quando l’ho incontrato nella casa di Tufino insieme a mio cugino Ciro». Nel corso dell’interrogatorio, l’ex boss dei capitoni di Miano, racconta pure della modalità con la quale Damiano riusciva a svolgere in carcere colloqui con un proprio congiunto (anche lui componente dell’organizzazione criminale). «Damiano – dichiara Lo Russo –, grazie alla tessera del fratello di Oscar, andava a fare i colloqui a Secondigliano da Oscar Pecorelli e portava le ambasciate di quest’ultimo all’esterno. Mi mandò, ad esempio un pizzino, che è uno di quelli che avete sequestrato e che stanno nella mia ordinanza».

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Relativamente all’interpretazione dei pizzini – utilizzati molto spesso dal clan Lo Russo per veicolare ordini e direttive da seguire -, è stato fondamentale l’apporto di un altro collaboratore di giustizia, Claudio Esposito (per molto tempo, braccio destro di Tonino Lo Russo). Nel corso dell’interrogatorio del 14 luglio 2016, ad esempio, Esposito aiuta a decriptare una sigla.

Così furono
decriptati i pizzini
del clan Lo Russo

Nel testo del pizzino compaiono tre lettere: Q K V. «Q K V – spiega il collaboratore di giustizia – è “quello che vomita” cioè Ciro il figlio di zio Bruno, attualmente detenuto. Questo Ciro lo chiamavamo “Vomito”, perché parlava sempre. Doveva dare i soldi per le forniture di droga». Con la sigla AM, racconta ancora Esposito, «non si indica una persona, ma l’amnesia, cioè la droga che si doveva trafficare». Anche Antonio Lo Russo, svela il senso delle sigle utilizzate nei pizzini. Nel corso dell’interrogatorio del 22 marzo 2017, l’ex boss fa mettere a verbale. «EV 81 sta a significare “erba” perché in napoletano si dice “evera” ed 81 indica la cifra, cioè 81.000 euro che dovevano rientrare nel senso che dovevamo ancora avere 81.000 euro per l’erba che avevamo venduto».