Dall'alto a sinistra, in senso anti orario, Raffaele Amato, Cesare Pagano, Paolo Di Lauro, Raffaele Imperiale

Le dichiarazioni dei pentiti: kalashnikov, 357 magnum e altre pistole provenivano dall’Olanda

«Le armi agli Scissionisti per combattere contro i Di Lauro nel 2004, le diede Lello di Ponte Persica», dichiara il collaboratore di giustizia Antonio Leonardi, nel corso dell’interrogatorio del 27 giugno 2014. Lello o Lelluccio di Ponte Persica altri non è che Raffaele Imperiale, originario proprio di quella zona di Castellammare di Stabia, dove e è nato il 24 ottobre del 1974.

«Lello era strettamente collegato agli Amato-Pagano con i quali era in società proprio nel campo del traffico internazionale di droga. Lui non era un broker che agiva in autonomia, ma, per l’appunto, era un socio a tutti gli effetti degli Amato-Pagano.Ovviamente poteva  vendere la droga anche ad altre organizzazioni acquirenti, ma il ricavato di queste operazioni doveva essere diviso con i vertici della famiglia Amato-Pagano», spiega Leonardi. Ma stando sempre alle parole del pentito, Imperiale (attualmente latitante negli Emirati Arabi Uniti) avrebbe trafficato anche in armi.

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«Sempre con riferimento a questo Lello di Ponte Persica, Arcangelo Abete (uno dei vertici degli Scissionisti, ndr), mi riferì che era stato proprio lui (Imperiale, ndr) nel 2004, a rifornire di armi gli Amato-Pagano quando scoppiò la faida a Secondigliano. Questa cosa mi è stata confermata anche da un parente degli Abbinante», racconta il collaboratore di giustizia.

Relativamente ai traffici effettuati da Raffaele Imperiale e dal socio di quest’ultimo, Mario Cerrone (poi passato a collaborare con la giustizia), ha reso dichiarazioni anche il pentito Biagio Esposito. «(Questi due soggetti, Imperiale e Cerrone, ndr) sono i numeri uno del traffico di cocaina e in molte occasioni si sono trovati anche a fare il traffico di armi tipo 357 magnum, kalashnikov (Ak-47) e molte pistole calibro 9×21 automatiche. (…) I due si occupano anche di trasportare armi che recuperano in Olanda e poi portano in Italia», afferma Esposito.