“Sono arrivate le mozzarelle di bufala”. O ancora: “Nel pomeriggio c’e’ la pasta e fagioli”. E dall’altra parte: “gia’ li stai facendo?”, “Si’ si’, li ho messi sul fuoco, per oggi la pasta e’ pronta”. Sono queste alcuni esempi del linguaggio criptato nelle intercettazioni telefoniche che sono state captate dagli investigatori che stavano indagando sulle pratiche irregolari all’Ufficio immigrazione della Questura di Napoli, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di sette persone.

Luigi Guerriero, uno dei capi e promotori della banda, spesso comunicava in modo criptico proprio perche’ era a conoscenza di poter essere finito nel mirino. Lo faceva con un tale Gio’, che non e’ stato identificato. E le chiamate erano continue, segno del giro di corruzione e affari che avevano messo in atto e degli ampi margini di guadagno che avevano. A Gio’, che aveva solo il compito di ritirare le pratica, venivano dati in cambio buoni pasto o buoni benzina.

 

Gip: una gestione scellerata e criminale

“Una gestione scellerata e criminale delle istanze di rilascio o rinnovo di permesso di soggiorno presentate negli anni 2017 e 2018 all’ufficio immigrazioni della questura. Diventate oggetto di mercimonio costante, evase al di la di qualsivoglia sostanziale controllo, almeno quando si trattava di perseguire gli interessi economici di un gruppo criminale”. Lo scrive il gip, Marco Carbone, che ha firmato l’ordinanza che ha portato agli arresti. Ed era proprio l’ex ispettore Vincenzo Spinosa a tessere le file degli accordi “dell’associazione a delinquere, fungendo da raccordo tra i funzionari di polizia corrotti, i dipendenti dell’ufficio e un manipolo di intermediari per lo piu’ cittadini stranieri in contatto con connazionali all’estero che volevano arrivare in Italia“. Un gruppo “criminale che dietro remunerazione si preoccupava sia di fornire informazioni agli stranieri sia a dare loro il permesso che veniva negato se non versavano i soldi”.