Il collage realizzato da un simpatizzante della camorra. Il defunto baby-boss Sibillo accostato a Daniele, Troisi e Totò

In rete l’ultima dissacrante celebrazione: la foto del giovane camorrista ucciso nel 2015, compare insieme all’immagine di tre grandi di Napoli

di Giancarlo Tommasone

Il prossimo 31 ottobre, tra poco più di una settimana, il baby-boss Emanuele Sibillo avrebbe compiuto 25 anni. Ne aveva 19 quando fu ucciso. L’agguato si registrò la notte del 2 luglio 2015, a Forcella, in Via Oronzio Costa, roccaforte della famiglia Buonerba. Un solo colpo fu fatale al giovanissimo ras, che in nemmeno un paio d’anni si mise alla guida di un clan di ragazzini, che provarono la scalata ai vertici della camorra napoletana. Emanuele Sibillo (soprannominato anche El Chapo, come il signore della droga Joaquin Guzman), già quando era in vita, fu celebrato come un capo, una sorta di guida «spirituale», negli ambienti malavitosi e sottoproletari del ghetto dei vicoli.

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imitano la vedova del baby-boss Emanuele Sibillo

Dopo la sua morte è diventato – sempre nella logica distorta del crimine – un vero e proprio «martire», osannato pure attraverso la famigerata sigla ES 17, non solo dai camorristi (giovani e meno giovani), ma anche da «simpatizzanti» della cosca che per mesi ha spadroneggiato nel ventre molle del capoluogo partenopeo. Le stesse persone che da qualche giorno – in occasione dell’ormai prossima data in cui cade il compleanno di Sibillo – stanno facendo girare via WhatsApp e sui propri profili Facebook, anche un collage di foto. Il volto del loro «idolo» compare accanto a quello di tre grandi indimenticati e indimenticabili personaggi, espressione profonda di Napoli e dell’essere napoletano: Totò, Pino Daniele, Massimo Troisi. Non volendo qui, inoltrarci in una discussione sociologica, va sottolineato comunque, come in una città complessa, come quella partenopea, azioni del genere non fanno altro che contribuire a celebrarne la parte più sporca e da combattere, senza se e senza ma. E’, a nostro avviso, dissacrante, oltre che estremamente pericoloso, accostare il volto di un giovane malavitoso a quello di tre grandi di Napoli.