Un mercato rionale (foto di repertorio)

Per sfuggire al pagamento di un debito contratto con un imprenditore, che si era rivolto al clan per rientrare del dovuto

Inseguito dai debiti e dalla camorra – che entra in campo per recuperare i soldi, cinquemila euro – che deve a un imprenditore, un ambulante si rifugia in Calabria e per molte settimane non torna più a casa, dalla famiglia. E’ la storia di tale Antonio, che per sostenere la sua attività di venditore in giro per i mercati rionali del Mezzogiorno, prende a credito dei capi di vestiario da un grossista dell’hinterland nolano. I tentativi dell’imprenditore di rientrare del dovuto, vanno a vuoto e lo spingono ad affidarsi ad affiliati al clan Fabbrocino. Si chiama «recupero crediti», e comporta per la cosca l’incasso di una «parcella», quantificabile nel 50% del totale della somma da riscuotere. Secondo quanto emerge da una informativa di polizia giudiziaria, redatta sulle attività illecite dell’organizzazione criminale di San Giuseppe Vesuviano, si prova prima a contattare il debitore.

Gli appostamenti presso la sua abitazione risultano infruttuosi, come pure le telefonate sulla sua utenza. E a questo punto si scopre che l’ambulante si è rifugiato fuori regione, in Calabria, per lo più, ma anche in altri luoghi dove quest’ultimo lavorava come venditore. Si era ridotto, presumibilmente a vivere nel furgone utilizzato per raggiungere i mercati in cui operava. Il clan, allora, organizza nei suoi confronti una spedizione punitiva, affidando le fasi operative a un picchiatore della cosca. Alla fine, secondo quanto emerge da numerose intercettazioni telefoniche, il debitore viene rintracciato. E si impegna, sotto «pressioni di evidente natura mafiosa» (sottolineano gli inquirenti) a intraprendere un «piano di rientro» con tranche da mille euro, per saldare il debito.

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