Il caso dell'imprenditore 'venduto due volte' (foto di repertorio)

L’interesse della cosca dei Fabbrocino per le opere di ampliamento della Statale del Vesuvio

Come dei veri e propri tecnici che si devono rendere conto del volume delle opere da affrontare e soprattutto, dei costi. Prima il sopralluogo degli stessi camorristi, poi la decisione sulla percentuale della tangenti da imporre alle ditte che si occuperanno dei lavori. Stando al contenuto di una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, gli appartenenti al clan Fabbrocino, nell’estate del 2009, sono impegnati a fissare il «tasso» dell’estorsione sulle opere per l’ampliamento della Statale del Vesuvio, la 268.

Prima il sopralluogo,
poi la decisione
sulla percentuale dell’estorsione

In una occasione, due esponenti di spicco dell’organizzazione criminale finiscono per percorrere l’arteria veicolare in oggetto, e uno di essi fa osservare all’interlocutore che stanno iniziando i lavori per il raddoppio delle carreggiate. Sollecitato dal sodale, poi, confessa che proprio lui, a nome dell’organizzazione camorristica di appartenenza, ha preso contatti con l’impresa, fissando il prezzo della tangente da pagare, nella percentuale del 3,5% sul totale dell’appalto.

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Nel corso della conversazione viene specificato pure che l’organizzazione aveva deciso che l’importo della tangente dovesse essere del 3%; è stato ancora lui (lo stesso che ha preso contatti con le imprese) a spuntare un’estorsione maggiorata di un mezzo punto percentuale. Quando la tangente sarà riscossa, il 3% sarà diviso tra tutti gli appartamenti all’organizzazione mentre a lui andrà il mezzo punto percentuale. Il camorrista aggiunge, che sul cantiere della statale farà assumere un paio di persone, una delle quali è suo cognato e, interrogato dal sodale, specifica che i pagamenti saranno fatti ad ogni stato d’avanzamento dei lavori. Inoltre «nessuna ditta si rifiuterà di pagare, perché si tratta di società amiche», sottolineano i due interlocutori.