venerdì, Agosto 12, 2022
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Il “sistema” del Parco Verde: «Sautto ordinava puntate da 250mila euro»

Antonio Cocci, l’ultimo super pentito della malavita di Caivano, svela le cifre che i narcos devono sostenere per entrare nell’affare dello spaccio: «Il capitale iniziale è di 5 milioni, poi si va avanti con l’autofinanziamento»

di Luigi Nicolosi

Non gang di piccoli pusher allo sbaraglio, ma vere e proprie organizzazioni gestite da narcotrafficanti di alto livello e in grado di investire ingentissimi capitali. Che il Parco Verde di Caivano fosse da tempo diventato la principale piazza di spaccio d’Europa, scalzando i quartieri napoletani di Scampia e Secondigliano, è ormai un fatto acclarato. Ma adesso, grazie alle dirompenti rivelazioni dell’ex narcos e sicario Antonio Cocci, braccio destro del boss Antonio Ciccarelli, le cifre in ballo sembrano essere finalmente chiare: «Per comprare stupefacente in questo sistema bisognava investire 5 milioni di euro come capitale iniziale. Poi, di volta in volta, quando arrivavano i proventi si comprava altra droga. C’è un autofinanziamento».

Sono cifre a dir poco da capogiro, quelle descritte da Antonio Cocci nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto lo scorso 10 giugno. Incalzato dalle domande degli inquirenti della Dda di Napoli, il neo collaboratore di giustizia ha descritto con dovizia di particolari il funzionamento delle piazze di spaccio del Parco Verde e, soprattutto, le modalità con cui i narcotrafficanti del rione potevano prendere parte all’affare, rifornendo la piazza di spaccio di cui erano titolari. Il racconto parte dal riconoscimento di una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: «Mimmo Iaccarino è il marito di Anna Sautto, la figlia di Nicola. Mimmo con il suocero faceva le cosiddette puntate: contribuiva all’acquisto di partite di stupefacente. Ricordo un episodio che vi racconto».

A questo punto il racconto di Cocci entra nel vivo: «Anche “Caciotta” voleva contribuire all’acquisto di stupefacente. Sautto pretendeva che chi voleva contribuire all’acquisto dovesse sborsare 250.000 euro. “Caciotta” voleva coinvolgermi ma io non ho accettato». E ancora: «Per comprare stupefacente in questo sistema bisognava investire 5 milioni di euro come capitale iniziale. Poi, di volta in volta, quando arrivavano i proventi si comprava altra droga. C’è un autofinanziamento. Domenico Iaccarino ha una collezione di Rolex che io ricordo già da quando lavoravo per conto della madre Ruggiano». Il collaboratore di giustizia ha poi svelato altri retroscena, spiegando ad esempio che non tutte le “basi” del Parco Verde sono autorizzate a vendere alcuni “tagli”.

Sul punto, Antonio Cocci ha fornito una lunga spiegazione: «Antonio Russo è uno dei soci della piazza di crack e cocaina ubicata fuori al bar Carolina, il cui capo era Mario Russo. Anche il fratello Emilio ci lavorava. Possono vendere solo pezzi di crack da 30 e da 50 euro al pezzo, in quanto quelli da 20 sono un’esclusiva della piazza dei carcerati di Nicola Sautto. La piazza di Mario Russo esiste dai tempi in cui comandava Antonio Ciccarelli». E ancora: «In questa piazza lavoravano una decina di spacciatori. Ora la piazza è gestita da Salvatore Spatuzzi detto “Savio”, che la gestisce per conto dei fratelli Russo. Spatuzzi è cugino della moglie di Mario Russo, Rita. Ho appreso tale circostanza da Raffaele “Mokito”. Ho appreso anche che Spatuzzi si rifornisce di droga da Giovanni Ciccarelli. Spatuzzi mantiene in carcere i fratelli Russo». Il più classico degli scambi di “favori” in ambito malavitoso.

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