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Home Notizie di Cronaca

Il sindaco di Caivano in Procura: «Qui succede l’ira di Dio»

di Redazione
3 Novembre 2023
in Notizie di Cronaca, Primo Piano
Tempo di lettura: 3 minuti
(Nelle foto l'ex sindaco di Caivano Vincenzo Falco e l'ex vice sindaco Tonia Antonelli)

(Nelle foto l'ex sindaco di Caivano Vincenzo Falco e l'ex vice sindaco Tonia Antonelli)

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Appalti e cantieri nel mirino della camorra, già a giugno scorso il primo cittadino Enzo Falco e la vice Antonelli (non indagati) erano stati interrogati dai pm. Ignari di essere intercettati, si sfogavano: «Questa sera non faccio nessun azzeramento… ma non si può fare questa vita, per colpa di chi poi…»

Che le cose per l’amministrazione comunale di Caivano si stessero per mettere molto male lo si era capito già l’estate scorsa, quando il sindaco, allora ancora in carica, Vincenzo Falco era stato convocato in Procura. Il suo interrogatorio – nella stessa giornata era stata ascoltata anche la sua vice, Tonia Antonelli – non soltanto non aveva convinto gli inquirenti, ma lasciando l’ufficio inquirente, ignaro di essere sotto intercettazione, il primo cittadino si lasciava andare ad alcune, preoccupanti considerazioni: «Comunque noi siamo stati in Prefettura (e non in Procura, ndr)… Non sia mai… diglielo anche ad Angelo (Angelo Marzano, coniuge di Antonelli), veramente non lo devi dire proprio a nessuno perché sennò sai che succede? Succede l’ira di Dio… poi io ti devo dire la verità, ovviamente questa sera non faccio nessun azzeramento, se vogliono votare votano, se non vogliono votare ce ne andiamo a casa e buonanotte… non si può fare questa vita, per colpa di chi poi voglio dire…».

La trascrizione del dialogo captato all’interno dell’auto di Enzo Falco il 5 giugno scorso è oggi riportata all’interno del provvedimento cautelare scaturito dall’inchiesta che poi giorni fa ha portato a diversi arresti eccellenti, tra cui quello del ras di Caivano Antonio Angelino “Tibiuccio”. In manette sono però finiti anche alcuni amministratori pubblici, come l’ex assessore della Giunta Falco, Carmine Peluso “’o russ”, l’ex consigliere di maggioranza Giovanbattista Alibrico e il segretario cittadino di Italia viva, Armando Falco. Un’inchiesta dirompente, da cui, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, sarebbe emerso uno strettissimo rapporto di affari tra la politica e la camorra locali: gli indagati risultano infatti a vario titolo indagati per associazione mafiosa, estorsione e turbativa d’asta. Tra gli indagati non figurano – è bene precisarlo – l’ex primo cittadino e la vice, ma entrambi compaiono negli atti dell’inchiesta, in quanto interrogati in Procura qualche settimana prima dello scioglimento del consiglio comunale.

Sul punto, appaiono di interesse investigativo alcune dichiarazioni rese da Tonia Antonelli ai pm della Dda in merito alla condotta dell’assessore Peluso, inquadrato dagli inquirenti come l’anello di congiunzione tra il clan Angelino, gli uffici comunali e le ditte (taglieggiate) incaricate di eseguire alcuni, importanti lavori pubblici. L’allora vice sindaco ha spiegato: «Il mio gruppo politico si è fatto portatore diverse volte di lamentele, rappresentate anche in riunioni di maggioranza, sull’operato di Peluso, nel senso che non è stato da noi ritenuto ben rappresentativo dell’amministrazione comunale per non aver gestito in maniera oculata ed efficiente il settore, nonché per non aver fatto un’adeguata programmazione dei lavori e delle gare da espletare nel settore. A Peluso veniva contestato di non aver raggiunto i risultati e gli obiettivi dell’amministrazione in termini di programmazione nel settore dei lavori pubblici». Non solo, Antonelli riferiva che egli «era solito recarsi presso i cantieri dove erano in corso i lavori pubblici, come emerso dalle indagini, e che lo ha fatto anche dopo che gli era stata revocata la delega per il settore». Il vice sindaco aveva «inoltre smentito il sindaco avendo dichiarato “so per certo che nel settore dei lavori pubblici non esiste una lista di ditte fiduciarie a cui attingere di volta in volta per gli incarichi diretti».

Nella stessa giornata è stato interrogato a lungo anche Vincenzo Falco, le cui dichiarazioni sembrano però aver suscitato più di qualche perplessità negli inquirenti. L’allora sindaco di Caivano ha comunque difeso l’operato della sua amministrazione: «In seguito al Pnrr il Comune di Caivano ha ricevuto diversi finanziamenti per alcune gare, tre delle quali già affidate tramite Cuc, mentre altre sono in corso di svolgimento. Preciso che, avendo io la delega ai Lavori pubblici, me ne occupo io, nel senso che sono costantemente informato dall’ufficio tecnico, che mi porta a conoscenza di tutte le gare e degli affidamenti diretti e dei lavori in corso… Preciso che sulla materia del Pnrr opero io unitamente a un assessore con delega, Arcangelo Della Rocca, riservando un controllo maniacale sull’andamento delle varie fasi».

Il commento degli inquirenti a queste dichiarazioni, come si evince dall’ordinanza, è però netto: «Le circostanze riferite dal sindaco appaiono del tutto smentite dall’attività investigativa illustrata. Non solo gli affidamenti diretti per somma urgenza costituiscono di fatto la regola e non l’eccezione presso il Comune di Caivano e non solo non è emerso alcun avviso pubblico volto a individuare e aggiornare l’elenco di ditte a cui affidare gli incarichi, ma le aggiudicazioni avvengono a esclusiva discrezionalità di Zampella, tra poche imprese compiacenti, funzionario che gestisce quale dominus tempi e modalità degli affidamenti, anche indipendentemente dal tipo di attività e specializzazione delle singole società

Tags: antonio angelino tibiuccioappaltiblitzcaivanocamorracarabiniericarmine pelusoclan angelinocomune di caivanoinchiestaintercettazioninapolitonia antonellivincenzo falco
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