Una immagine del Museo Lombroso di Torino

La disputa sulla struttura fondata nel 1876 a Torino, la battaglia di Saverio De Bonis che minaccia di denunciare lo Stato

Ha intenzione di denunciare lo Stato, dopo aver chiesto la chiusura del museo di Lombroso a Torino. Per quale motivo? Per il «razzismo scientifico» che emana dall’allestimento museale. L’istanza è stata presentata al ministro della Cultura, dal senatore materano del Gruppo misto, Saverio De Bonis. «Si chiede di sapere – è una parte del contenuto dell’atto pubblicato sul sito internet del Senato – quali iniziative il ministro intende intraprendere perché quanto rappresentato nel museo dedicato a Lombroso per avvalorare le sue insensate e balorde teorie basate sul razzismo scientifico vadano smentite».

«Immaginate – ha scritto De Bonis sulla sua pagina Facebook – se a Torino ci fosse un museo (ma esiste) dedicato alla superiorità del Popolo settentrionale rispetto ai meridionali, e se in questo museo fossero esposti (e lo sono) i resti dei Patrioti meridionali che resistettero all’invasione piemontese. Questo è il quadro di un’Italia inconsapevole».

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Fondato nel 1876 da Cesare Lombroso, esponente di spicco della fisiognomica, la disciplina oggi relegata all’ambito delle pseudoscienze che pretendeva di dedurre i caratteri psicologici di una persona attraverso l’aspetto fisico, il museo ha visto nascere numerosi comitati nel corso degli anni che ne chiedono la chiusura considerandolo una sorta di celebrazione razzista contro i briganti meridionali del XIX secolo. E che invocano anche la restituzione dei reperti. Nei giorni scorsi, De Bonis, ha minacciato di denunciare lo Stato italiano, anche perché non si atterrebbe alla direttiva 43/2000 dell’Unione europea, quella che obbliga gli Stati membri ad adottare il «principio della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica». Il museo di Torino, nel frattempo, resta aperto, per accedervi basta pagare il ticket, costo: 10 euro.

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