giovedì, Giugno 30, 2022
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Il ritocchino fa infuriare il boss: «Diede ordine di chiudere i “rubinetti” ai figli»

Il genero del capoclan si pente e rivela la crisi dei Contini: «Patrizio Bosti notò gli interventi estetici che Mena aveva fatto e non la prese bene»

di Luigi Nicolosi

Un clan piegato da un’inattesa quanto grave crisi finanziaria e un boss infuriato, pronto a tagliare tutti i viveri ai rampolli. È questo il ritratto che Luca Esposito, l’ultimo super pentito del clan Contini, fa della cosca ricostruendo quanto accaduto nel maggio del 2020, quando il suocero capoclan Patrizio Bosti, per pochi giorni scarcerato, si ritrovò a dover fare i conti con una situazione a dir poco disastrosa. Come se ciò non bastasse, a far adirare ancora di più lo storico boss ci avrebbe poi pensato una leggerezza commessa dalla nuora: un ritocchino estetico, fatto in un momento non certo felice per la cosca. Da lì la decisione di chiudere i “rubinetti”.

È il 2 febbraio scorso quando il 41enne Esposito, da pochissimi giorni passato tra le fila dei collaboratori di giustizia, affida agli inquirenti della Dda di Napoli alcuni scottanti, a tratti anche imbarazzanti, retroscena familiari: «Nei cinque giorni che Patrizio ha trascorso in libertà, ho passato circa quattro ora al giorno con lui, ma sempre con gli altri familiari». Un tempo sufficiente per vederne di cotte e di crude: «Patrizio notò che Mena (Lo Russo, la consorte del figlio Ettore, ndr) si era fatta operazioni estetiche evidenti e le contestò che la vedeva diversa, più bella. Lei risposte che doveva “sbariare” e lui non la prese bene. Come ho detto, Patrizio aveva in quei giorni dato ordine di chiudere tutti i rubinetti e vietato di dare soldi ai figli; sicuramente incontrando quelli che gli tengono i soldi. A parte la mesata, Patrizio riceva 15-16mila euro al mese almeno omissis i commercianti li danno a omissis».

Nel proprio racconto il pentito Luca Esposito si è poi focalizzato a lungo sul breve ritorno a piede liberto del suocero capoclan: «Venne di notte da me omissis. Mi avvisò che Patrizio era uscito e noi dovevamo recarci presso la sua abitazione, ciò che facemmo in piena notte, restando fino all’alba con tutti gli altri familiari. Il giorno seguente Patrizio volle venire a casa mia. Voleva un incontro tranquillo con omissis proprio a casa mia. Io me ne andai la mattina dopo al lavoro e là era venuto omissis che restò a parlare con Bosti. Poi Patrizio se ne andò a casa sua, dove ricevette tutti i parenti. Io fui solo incaricato di andare a prendere un po’ di abbigliamento. Andai da officine, il negozio di un mio amico, vicino Marinella. Presi 2.500 euro di abbigliamento per Patrizio e gliene feci dono». Per il ras del rione Amicizia la “festa” durò giusto una manciata di giorni. Dopo poco venne infatti raggiunto da un nuovo ordine di cattura.

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