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Il rinvenimento dei resti di Elena Ceste

Per qualche mese ospiteremo sulla nostra testata un libro a puntate. Il testo «Il caso Buoninconti Ceste, eziopatogenesi di un errore giudiziario» è stato scritto dalla criminologa Ursula Franco che è stata consulente della difesa di Michele Buoninconti. Ursula Franco è medico chirurgo, criminologo e Statement Analyst e si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. La Franco è stata consulente della difesa di Stefano Binda.

Il convincimento di Michele Buoninconti

Buoninconti credette inizialmente che Elena avesse fatto «un gesto folle», ma, dopo giorni di ricerche infruttuose, si convinse che Elena non potesse essersi allontanata volontariamente e da quel momento cominciò a ipotizzare soluzioni alternative, indagando, cercando risposte e, comprensibilmente, aspettandosele, in specie, dagli inquirenti: «Non si sarebbe potuta allontanare, né da me, né dai miei figli da sola, non l’avrebbe mai fatto… deve tornare, se qualcuno l’ha presa, la riporti a casa» (intervista a «Chi l’ha visto?», 5 febbraio 2014).

Dunque Buoninconti ipotizzò inizialmente che Elena si fosse allontanata da casa in stato confusionale e poi cambiò idea perché si era convinto di aver fatto ricerche impeccabili intorno a casa. Buoninconti, infatti, all’epoca non immaginava che Elena si sarebbe potuta nascondere a causa del delirio persecutorio. Concetto duro da digerire alla maggior parte degli italiani che hanno gridato allo scandalo una volta che ho divulgato la mia ricostruzione dei fatti, eppure è un concetto semplice e lineare. Mi spiego meglio.

Se foste inseguiti da un malintenzionato armato di coltello, che fareste? Vi nascondereste per non essere accoltellati. Ecco, un soggetto in preda ad un delirio persecutorio può immaginare che qualcuno voglia ucciderlo, avvelenarlo o, come nel caso della Ceste, portarlo via da casa, e dunque fugge e si nasconde. La sfortuna ha voluto che nessuno vedesse la Ceste allontanarsi da casa nuda (d’altra parte viveva in mezzo alla campagna), che nessuno tra i soccorritori la trovasse nelle prime ore, che fosse stremata dal delirio tanto da addormentarsi e, soprattutto, che si fosse nasconda in un rio in pieno inverno. Se, infatti, si fosse allontanata in primavera o in estate, la Ceste sarebbe stata avvistata dai contadini nei giorni seguenti alla sua fuga.

Ora, il fraintendimento degli inquirenti nasce non solo dal non aver preso in considerazione il fenomeno del denudamento negli psicotici, ma anche dal non aver tenuto in conto il convincimento di Buoninconti riguardo alle ricerche sue e degli altri soccorritori, eppure è comune a tanti soccorritori dirsi convinti di aver fatto ricerche impeccabili. C’è di più, molti di loro, quando vengono ritrovati i resti del disperso in un’area da loro battuta ipotizzano che quei resti non ci fossero al momento delle ricerche, si veda il caso di Yara Gambirasio. Rientra dunque nella norma che Buoninconti fosse convinto che Elena non potesse essere vicino a casa altrimenti l’avrebbe trovata. Da qui bisogna partire per comprendere la sua reazione alla notizia del rinvenimento dei resti di sua moglie.

E poi è necessario sapere quanto segue:

Dalla richiesta di applicazione misura cautelare, pag. 67: «Una grande parte dell’indagine sin dai primissimi momenti successivi alla formalizzazione della denunzia di scomparsa della donna è stata dedicata alla verifica e riscontri delle segnalazioni effettuate (…) il tema degli avvertimenti, molti anonimi con scritti di ogni genere (…) è stato curato con estrema attenzione, anche laddove appariva con evidenza frutto di farneticanti ricostruzioni, ove non suggestioni ed esclusivo interesse ad apparire in televisione (…) la risonanza mediatica di questi fatti non ha di certo giovato alla lealtà e spontaneità del contributo fornito dai cittadini, interessati al proprio momento di popolarità ben più che a favorire l’accertamento della verità. Si sono palesati soggetti pronti a simulare fatti, effettuare scherzi, incurante dei risvolti investigativi (…)

Nulla di quanto portato all’attenzione degli inquirenti, nelle maniere più bizzarre (sms indirizzati ai familiari della donna, sensitivi e loro ricostruzioni, asseriti amici di Elena) è stato tralasciato (…) In ordine cronologico, dalla fine del mese di settembre, le ricerche si sono dovute concentrare oltre Nazione per un avvistamento segnalato e documentato a Tenerife (…) Mostrato il fotogramma alla famiglia, parte di loro (escluso il marito che evidenziava diversità somatiche e di postura) aveva riconosciuto, autoalimentando le proprie legittime e giustifica speranze, in quella donna in attesa presso un ambulatorio medico di Tenerife il proprio congiunto (…) Nelle giornate del 18 e 20 ottobre 2014 il nucleo investigativo dei CC di Asti è stato impegnato nel riscontro di altre due segnalazioni.

Dunque, prima della notizia del rinvenimento di resti umani nel canale vicino a casa, familiari ed inquirenti erano stati bombardati da segnalazioni di ogni tipo, che si erano poi rivelate tutte una perdita di tempo ed energie.

E’ dal contesto che è necessario partire per analizzare le parole di qualcuno. Il contesto è la chiave: Michele era convinto di aver fatto ricerche impeccabili ed era stato bombardato da segnalazioni di ogni genere tutte cadute nel vuoto.

Voglio farvi riflettere su un altro punto: avrete notato che la procura ha messo tra parentesi il fatto che, nel settembre 2014, Buoninconti non avesse riconosciuto nella foto della donna di Tenerife sua moglie, mentre gli altri familiari sì. E’ inaspettato che un’informazione di tale portata sia tra parentesi. Il fatto che Buoninconti, a differenza degli altri parenti di Elena, non abbia riconosciuto in quella donna la Ceste non può essere considerato un dato di nessuna rilevanza. Se Buoninconti avesse ucciso sua moglie, una volta fornitagli una via d’uscita su un vassoio d’argento, perché non l’avrebbe percorsa? Perché Buoninconti riferì a chi indagava che quella: no, non poteva essere Elena, nonostante gli altri parenti fossero convinti che lo fosse? Perché non lo era e perché non l’aveva uccisa lui. In sintesi: la procura ha sottovalutato tutto ciò che portava ad escludere una responsabilità di Buoninconti nella scomparsa della moglie. Vedremo presto il perché.

Infine, non vi chiedete anche voi se la seguente riflessione non valga anche per tanti dei testimoni di cui si è servita la procura: «la risonanza mediatica di questi fatti non ha di certo giovato alla lealtà e spontaneità del contributo fornito dai cittadini, interessati al proprio momento di popolarità ben più che a favorire l’accertamento della verità. Si sono palesati soggetti pronti a simulare fatti, effettuare scherzi, incurante dei risvolti investigativi».

La notizia del rinvenimento dei resti

Il 18 ottobre 2014, circa 9 mesi dopo la scomparsa della Ceste, alcuni operai addetti alla bonifica di un’area del Rio Mersa, distante poche centinaia di metri da casa Buoninconti, ritrovarono i resti della donna. L’analisi dei resti della Ceste escluse le più comuni cause di morte violenta e non permise di risalire alla causa della sua morte. Pertanto, non solo quel ritrovamento a poche centinaia di metri da casa, ma anche le risultanze autoptiche e il fatto che non vi fossero brandelli di tessuto sui resti della Ceste si sommarono a tutti gli altri dati che deponevano per un suo allontanamento volontario, previo denudamento, in preda al delirio.

Il 18 ottobre 2014 l’amico L. informò telefonicamente Buoninconti del ritrovamento dei resti di un corpo umano a poche centinaia di metri da casa sua. La procura ha ritenuto che il contenuto della telefonata confermasse l’ipotesi omicidiaria. Vediamo invece come gli scambi con l’amico escludano che Buoninconti sapesse che quei resti erano di Elena.

Prima di ricevere la telefonata dell’amico L., Buoninconti era stato già avvisato di quel ritrovamento da una sua conoscente. La figlia di G. si era recata, infatti, a casa sua per dirgli che un corpo era stato rinvenuto in un canale a circa due km da casa sua.

La telefonata dell’amico L.

L.: Ciao Michele, eh nient.. è stato trovato un corpo però non si sa niente.

Michele: Lo so perché è venuta la figlia di G. fino a casa, ha detto due km da qui, ma dimmi: Ti risulta sia in avanzato stato di decomposizione? E’ avanzato stato di decomposizione? E’ avanzato?

L.: Non te lo so dire.

Michele: E vabbò, tanto non ci sarei andato lo stesso, era solo curiosità di sapere se era verso Isola o verso Motta e se è in avanzato stato di decomposizione.

In primis, visto che Buoninconti era già stato informato dalla figlia di G., non stupisce il fatto che abbia mostrato all’amico L. di sapere che i resti fossero stati ritrovati in un canale.

La frase «E vabbò, tanto non ci sarei andato lo stesso, era solo curiosità di sapere se era verso Isola o verso Motta» si spiega facilmente: lo ripeto, Michele, come gli altri soccorritori, si era illuso di aver fatto ricerche impeccabili in quell’area e riteneva impossibile che Elena si fosse nascosta in una zona più volte battuta, lo provano le intercettazioni dei giorni seguenti e poi tutte le precedenti segnalazioni erano cadute nel vuoto.

E non stupisce neanche il fatto che Buoninconti abbia fatto domande sullo stato di conservazione di quei resti, Michele era stato informato di più recenti ricerche di altri scomparsi, un contadino e una prostituta e per questo fece domande sullo stato di quel corpo. Se l’amico gli avesse, infatti, risposto che il corpo ritrovato era in buone condizioni, evidentemente egli avrebbe potuto facilmente escludere che potesse trattarsi di quello di sua moglie, eventualità che tendeva ad escludere proprio perché era convinto di aver cercato bene intorno a casa. Peraltro, se Buoninconti avesse ucciso la Ceste e l’avesse nascosta nel Rio Mersa dove furono ritrovati i suoi resti, non avrebbe avuto senso che chiedesse all’amico notizie sullo stato di conservazione del corpo, egli avrebbe, infatti, saputo che, trattandosi proprio del corpo di Elena, dopo nove mesi in un fosso, esposto alle intemperie, non poteva che essersi decomposto, ma, quand’anche avesse avuto dubbi sullo stato dei resti, avrebbe potuto accertarsi personalmente delle condizioni degli stessi.

Il comportamento di Buoninconti dopo il ritrovamento dei resti della moglie

Nei giorni successivi al ritrovamento dei resti della Ceste, Michele riferì ai familiari di aver cercato la moglie proprio nei pressi del luogo del rinvenimento, nei pressi, si badi bene, non in quel luogo preciso. In merito, durante l’interrogatorio di garanzia, Buoninconti ha detto: «io ho fatto la strada che da casa mia va verso la stazione; dalla stazione c’è una stradina che sbuca vicino alla… alla CR Asti, ho percorso quella lì, sono ritornato indietro… ho fatto un cerchio… di là sono ripartito, ho fatto la chiesetta… ho girato per via Remonzino, da lì ho tirato dritto, sono andato fino ad Isola d’Asti, forse non ci sono nemmeno arrivato completamente, però mi ricordo che sono andato in quella direzione lì (pag. 24 della trascrizione)».

Conversazione tra la sorella di Elena e Michele:

Michele: Però io dico: possibile? E’ anche una zona che io sono… sono andato sia con la macchina al mattino presto e sia alla sera, sono andato con le pile a vedere, là ci sono dei tubi, no? per attraversare.

D.: Quando sei andato con D. e G.?

Michele: Ecco brava, noi, e io ero andato anche la mattina presto.

D.: Vicino alla ferrovia.

Michele: Ecco sì.

D.: D. me l’ha detto, ma sarà anche una zona che eravate andati di sera.

Michele: E che diamine! Ma possibile che non l’abbiamo vista?

D.: Ma lì c’è tanta acqua?

Michele: No, no, ma non credo sia stato il motivo dell’acqua lì, sicuramente lei si sarà incamminata e avrà avuto un malore ed è caduta lì dentro, perché, se voleva annegare, c’era più acqua qui vicino a casa nostra.

D.: Ah.

Michele: E sicuramente lei si è incamminata e vagava, vagava senza meta ed è caduta lì dentro presa da malore, però la cosa strana è che io quella strada lì, quando mi sono incamminato con la macchina, sono sceso dalla macchina, ho guardato se ci fossero impronte… ho riconosciuto le impronte delle lepri, ma impronte di piedi non ne ho…

D.: Ah, lì vicino, al mattino questo?

Michele: Al mattino, sì, il primo diciamo, perché lei sicuramente si è incamminata in quella strada dove voleva andare. E’ una strada che lei non ha mai fatto comunque, però non so, lei era in uno stato di confusione… e solo che dico io, dico, possibile che non avvertiva il freddo, perché non hai provato a camminare scalza su una zona fredda, dopo un po’ non riesci più ad appoggiare i piedi per terra, lei ne ha fatto un km.

Si notino le domade che si fa Buoninconti. Non sono le domande di un assassino. In quell’ottica sarebbero controproducenti. Se l’avesse uccisa lui, infatti, che vantaggi avrebbe tratto dal porsi queste domande al telefono con la sorella?

Ancora dichiarazioni di Buoninconti:

«Solo che mi meraviglio che non l’abbiano vista, perché io in quella zona lì ci sono andato, anche io personalmente con dei colleghi, eh non l’abbiamo vista, io non posso dire che non c’era, non l’abbiamo vista e proprio quando uno dice di non devi vederla, non devi trovarla, perché io la prima strada che ho fatto quella mattina è stata quella strada lì, ci pensi!».

«Lei me lo aveva detto che voleva andarci su quella strada, anche se non l’aveva mai fatta… E io là c’ero andato, per primo. Ma là non ho visto niente, solo le impronte delle lepri».

«Non c’erano impronte di piedi, solo quelle delle lepri… io quella mattina sono andato fino a là con la macchina, è la prima strada che ho fatto con la macchina, che l’ho infangata tutta, prima di infilarmi nella strada sono sceso per non impomaciarla tutta e lì ho visto che non c’erano impronte di piedi, ma solo di lepri, ed allora sono andato via, se avessi visto le impronte di un piede, se avessi guardato più attentamente, figurati, si vedevano tutti i campi puliti e il grano appena seminato, che sarà stato 5 cm, era tutto fango e impronte di lepri».

La logica e il buon senso ci aiutano a comprendere le parole di Buoninconti:

Buoninconti aveva cercato in diverse zone e pure nei pressi del luogo dove sono stati rinvenuti i resti della moglie, non stupisce, posto che Elena si era persa in quei paraggi. Non può dunque apparire sospetto che abbia riferito inizialmente solo genericamente dei molteplici luoghi battuti e che, solo in seguito a quel rinvenimento, abbia invece affermato di essere stato nelle immediate vicinanze del sito del rinvenimento, per la sorpresa che ebbe nel sapere che la donna era stata ritrovata in un luogo dove lui era stato a cercarla senza trovarla. Eppure la procura la definisce «la pregressa mancata rivelazione». Quante volte ci è capitato di dire le stesse parole di Michele dopo aver trovato un oggetto che avevamo perso e poi cercato senza trovarlo proprio nel luogo del successivo ritrovamento?

Ma il punto più importante è che Buoninconti non ha mai avuto motivo di giustificare la sua presenza nei pressi del luogo del rinvenimento dei resti della moglie, come invece ha sostenuto la procura, in quanto le celle telefoniche non collocano un soggetto in un punto preciso, ma in una vasta area di territorio che equivale alla superficie della cella, e nessun testimone ha mai dichiarato di averlo visto a ridosso di quell’area. Anzi, il fatto che lo abbia raccontato prova che non aveva nulla da nascondere e che era invece torturato dal pensiero di essere stato vicino a trovare sua moglie la mattina della scomparsa.

Non esiste altra spiegazione logica a queste frasi ripetute quasi in loop, non vi è altra ragione per la quale Buoninconti racconti di essere stato in quel luogo, se non il rammarico per non aver trovato sua moglie, un rammarico che non gli dà pace.

Il sito del rinvenimento dei resti

A pag. 28 dell’ordinanza di riesame i giudici si esprimono in merito all’intercettazione di una telefonata intervenuta tra Buoninconti e un parente poco dopo il ritrovamento dei resti di Elena: «Peraltro, dalla propria abitazione, Buoninconti manteneva un monitoraggio sulla zona, qualora vi fossero segnali di un eventuale ritrovamento del cadavere, monitoraggio evidentemente utile a nono trovarsi impreparato in caso di novità delle ricerche (progr. 26847 del 27.10.2014, con un parente di Agri: «Però io la riesco a vedere dal balcone di casa mia, Giampà! Io la tenevo sotto il mio sguardo, Giampà! Io la tenevo sotto il mio sguardo… da casa mia si vede! Io mi.. quell… quel sabato quando ho visto quella confusione, ho capito subito»)».

Le parole di Buoninconti non sono un’ammissione, ci rivelano invece il suo stupore per quell’inaspettato ritrovamento proprio a due passi da casa e, per di più, in una zona battuta da lui e dagli altri soccorritori. Alle parole riportate dai giudici seguirono altre parole di Buoninconti, parole che diradano la nebbia, ma che inspiegabilmente non sono state riportate nell’ordinanza, le seguenti: «senza sapere niente mi sono immaginato subito tutto. Mi sono detto: «Noi abbiamo il prosciutto davanti agli occhi e, quando mi vengono a dire «occultamento di cadavere» e io gliel’ho rinfacciato: «Ma come, all’aria aperta occultamento di cadavere? Questa è l’ultima beffa che mi fate»– ho detto.»

Su questo punto a pag. 202 della richiesta di applicazione misura cautelare si legge : «Nel corso delle laboriose ricerche Buoninconti aveva mantenuto un controllo vigile nei primissimi momenti gestendole e organizzandole in prima persona, dissimulando seri intenti perlustrativi, nelle fasi successive prendendovi parte a distanza, facendosi aggiornare. Del resto scrutava e studiava dall’abitazione il punto esatto dell’occultamento del cadavere dall’interno guardando attraverso la finestra del piano superiore pronto eventualmente ad intervenire con occasionali privati passanti».

Il lettore è già a conoscenza del fatto che il povero Buoninconti non fu l’unico ad organizzare le ricerche di sua moglie intorno a casa, non gli si può pertanto attribuire in alcuno modo il fallimento delle ricerche dei gruppi cinofili.

A pag. 203 della stessa richiesta si legge: «Non gli è stato possibile operare in occasione dell’effettivo rinvenimento del corpo, stante la veste pubblica dell’evento, in quanto la bonifica veniva gestita ed eseguita dal Comune di Isola d’Asti, con immediato intervento delle forze dell’ordine. Da questo momento in poi avrebbe inserito nella scaletta del suo racconto (non disponendo di soluzioni eversive), come da programma architettato e studiato nei dettagli in prevenzione, lo scenario del delirio e della crisi emotiva di una donna in preda a preoccupazioni insorte nella notte prima e nella stessa mattinata della scomparsa. A suo modo di vedere, anche nel contesto del pur remoto ritrovamento del corpo poteva dimostrare di avere qualcosa da dire di sensato, credibile, attendibile in ragione della coerenza del narrato sin dai primissimi istanti dell’atto di denuncia, non poteva temere le ricerche innanzitutto perché sino ad allora avevano dimostrato di aver fallito in ogni caso perché la ricerca mirata avrebbe condotto altrove e perché, a far tempo dalla scomparsa, non sarebbe stato rinvenuto un cadavere investigativamente utile».

Come si fa a pensare che Buoninconti abbia premeditato l’omicidio di sua moglie e, con circa 4 ore di tempo a disposizione, ne abbia semi occultato il corpo sotto casa e dopo aver allertato i vicini? Perché mai Buoninconti avrebbe invitato poi i soccorritori a cercarla intorno a casa per averla descritta in stato confusionale e nuda? Perché avrebbe organizzato anch’egli ricerche in quella zona? Come avrebbe potuto essere sicuro che le ricerche avrebbero fallito, non poteva di certo inseguire e condizionare ogni componente dei gruppi di ricerca per impedirgli di ritrovare sua moglie, tantomeno i loro cani e poi a distanza? Come avrebbe potuto fare affidamento sulla possibilità che «non sarebbe stato rinvenuto un cadavere investigativamente utile»? La procura ipotizza che Buoninconti fosse «pronto eventualmente ad intervenire con occasionali privati passanti»? Buoninconti lavorava, badava ai figli e all’orto, vi pare possibile che passasse il suo tempo alla finestra a controllare che nessuno si avvicinasse ai resti della Ceste? Ma poi, chi gli avrebbe garantito che quei resti, una volta scheletrizzati, non sarebbero scesi a valle del rio?

10 – Continua

LEGGI LA NONA PUNTATA – Michele Buoninconti non mise in atto alcun depistaggio

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