L'arresto di Lorenzo Puca all'aeroporto di Fiumicino il 9 giugno del 2012

Una cassetta di pesce rispedita al mittente da Lorenzo Puca, all’origine del summit che sancì la «retrocessione» dell’affiliato alla cosca di Sant’Antimo

Il quadro relativo alle evoluzioni del clan Puca, è stato ricostruito dalle indagini – supportate pure da una massiva attività di intelligence -, ma fondamentali per venire a conoscenza di alcuni particolari (che altrimenti non sarebbero emersi), sono state le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, in particolar modo quelle del pentito Claudio Lamino.

E’ quanto si evince dall’inchiesta imbastita per far luce su presunti rapporti tra camorra, e «certi» ambienti politici e imprenditoriali, a Sant’Antimo. Una circostanza appare alquanto singolare: un dono non gradito a Lorenzo Puca (figlio del boss Pasquale, alias ’o minorenne), vale a dire una cassetta di pesce rispedita al mittente, avrebbe acuito le tensioni all’interno della cosca, portando a una riunione convocata d’urgenza. Alla fine del summit, si decise di destituire l’allora reggente del gruppo, Amodio Ferriero.

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La ricostruzione effettuata dagli inquirenti

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, «all’indomani della scarcerazione, Lorenzo Puca, in prossimità delle festività natalizie del 2016, aveva lamentato in presenza di Antimo Puca (detto Maulone) la non corretta gestione degli affari del clan da parte di Amodio Ferriero, esternando altresì al medesimo Maulone, il suo forte astio verso Francesco Di Lorenzo (detto Pio). Nei confronti di quest’ultimo, Lorenzo Puca , già in passato, aveva progettato di porre in essere propositi violenti al fine di affermare la propria supremazia in seno al clan».

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Il giorno successivo a quell’incontro, se ne era svolto un altro, che avrà un ruolo fondamentale nella «precipitazione degli eventi». Antimo Puca «su invito di Amodio Ferriero, prendeva parte a una cena organizzata dall’allora latitante (Ferriero) proprio al fine di rinsaldare i suoi rapporti con Maulone e chiarire alcune incomprensioni maturate nell’ambito di dinamiche interne al sodalizio mafioso, di cui i due sono qualificati esponenti», è riportato nell’ordinanza a firma del gip Maria Luisa Miranda.

La cena al ristorante «indigesta» per Lorenzo Puca

«Al convivio – si legge nelle carte dell’inchiesta – partecipava anche Francesco Di Lorenzo, detto Pio, in virtù della sua aderenza al clan Puca e alla sua vicinanza a Ferriero. Nel corso dell’incontro conviviale, tenutosi presso un ristorante, Di Lorenzo e gli altri partecipanti avevano notato sopraggiungere autonomamente Luigi Puca, figlio di Pasquale, e un’altra persona, i quali si sedevano al tavolo attiguo dove erano presenti Maulone, Ferriero e lo stesso Piuccio (Di Lorenzo, ndr)».

La circostanza della cena fu riportata a Lorenzo Puca, «e scatenò l’ira di quest’ultimo, il quale interpretava la presenza di Maulone a quella cena come un “tradimento” da parte del medesimo Antimo Puca, in quanto sospettava che quest’ultimo avesse rivelato i contenuti delle lamentele che lo stesso Lorenzo aveva proferito, il giorno precedente, nei confronti di Di Lorenzo e di Ferriero, avvertendoli delle sue intenzioni (di Lorenzo Puca)», è scritto nero su bianco nell’ordinanza. A questo punto si segnala l’episodio del dono rifiutato.

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«In occasione del consueto dono natalizio che durante le festività natalizie, Antimo Puca (Maulone) effettuava verso i familiari del capoclan Pasquale Puca, e consistente in una cassa di pesce fresco, Lorenzo Puca, evidentemente indispettito dalla condotta di Maulone, non accettava il regalo rispedendolo al mittente». Ed è proprio questo atteggiamento – annotano gli inquirenti – che avrebbe suscitato ulteriori tensioni tra gli affiliati, «sfociate nella riunione avvenuta nella terza decade di gennaio 2017, presso il mobilificio di Pio Di Lorenzo, dove Luigi e Lorenzo Puca destituirono Amodio Ferriero dal ruolo di reggente del clan».

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