Un sequestro di cocaina

Le rimostranze dell’acquirente e l’azione dello spacciatore per non perdere la vendita

Non sempre la qualità dello stupefacente è all’altezza delle richieste, e c’è il rischio di perdere clienti, e di vedere seriamente compromesse le entrate. Lo sa bene un pusher che per il clan Lo Russo, copre la zona del Rione Don Guanella. La conversazione, illuminante sulle dinamiche dello spaccio di droga, è intercettata all’inizio di gennaio del 2016 e finisce in una informativa di polizia giudiziaria sulla cosca di Miano. Il cliente, che nella carte è individuato con il «numero 10», una volta incontrato lo spacciatore di fiducia, lo rimprovera, e minaccia di non comprare più niente da lui. «Quella della vigilia non era buona (la dose acquistata la vigilia di Capodanno, ndr), quella dell’ultima volta, i cento euro che ti diedi… non mi piacque proprio… no, era un poco troppo strana», si lamenta il cliente.

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Ne nasce una discussione, e l’acquirente sta quasi per andare via senza prendere la droga. E’ un momento difficile per gli spacciatori del Rione Don Guanella, perché oltre che con le forniture di stupefacente di bassa qualità, devono fare i conti anche con le incursioni del gruppo Mallo (che si oppone ai Lo Russo), e con i controlli sempre più stretti, da parte delle forze dell’ordine. Perdere un cliente affezionato, significa avere un danno non  indifferente. E allora, proprio per evitare che ciò accada, il pusher si dà da fare. Raggiunge uno dei suoi nascondigli e recupera una dose di ottima qualità dalla «riserva segreta». Quando torna dal cliente, all’atto di porgergli la droga, il pusher sottolinea: questa volta non ti faccio dispiacere, ne ho fatta una esagerata. E si riferisce, naturalmente, alla dose che ha da poco confezionato.

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