In alto il narcos Raffaele Imperiale. In basso a sinistra Cesare Pagano, a destra Raffaele Amato (i due capi del clan degli Scissionisti)

LA RELAZIONE DELLA DNA Il gruppo camorristico aumenta gli investimenti all’estero e per la droga continua ad approvvigionarsi dalla rete del narcos Raffaele Imperiale (latitante a Dubai)

Investimenti all’estero e il progetto sempre presente di monopolizzare la vendita degli stupefacenti, nell’area Nord di Napoli e nei comuni della provincia settentrionale partenopea. Questo quanto emerge, rispetto all’attività del clan Amato-Pagano, nella relazione della Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo. «L’organizzazione camorristica, anche detta degli Scissionisti, non ha abbandonato l’idea di realizzare un controllo egemonico su Scampia e mantiene integra la sua operatività grazie alla persistente fonte di approvvigionamento costituita dai traffici di cocaina ed ai rapporti con la rete internazionale di narcotraffico», è scritto nella relazione.

La fonte di approvvigionamento principale degli stupefacenti continua a essere rappresentata dalla rete il cui terminale è «il latitante Raffaele Imperiale, (stabiese, 46enne) ancora operativo da Dubai, in accertate relazioni di alleanza con i capi di analoghi cartelli di trafficanti operanti in Olanda ed altre aree nord-europee». Il gruppo camorristico, è possibile leggere, inoltre, nella relazione della Dna, «pur non essendo (attualmente) in grado di imporre un regime di monopolio sul mercato dello stupefacente, influenza, direttamente o mediante sottogruppi, l’intera area Nord di Napoli, tra cui Melito, Mugnano, Arzano e Casavatore ed anche le aree di Scampia prive di controllo criminale dopo la disgregazione degli Abete-Notturno (i Sette Palazzi, o Lotto H e lo Chalet Bakù o Lotto TA- TB), avendo assorbito parte degli affiliati di queste ultime consorterie».

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Le indagini svolte dalla Dda partenopea – l’ultima inchiesta è sfociata nel maxiblitz dello scorso martedì a Melito e a Mugnano -, oltre ad assicurare alla giustizia numerosi vertici, promotori e affiliati al clan, hanno portato al sequestro di ingenti patrimoni a dimostrazione «della elevata potenzialità economica del sodalizio criminale che ha reinvestito i grossi proventi ricavati dal narcotraffico in attività e imprenditoriali e commerciali, immobili e beni di lusso, dimostrando anche una spiccata proiezione degli investimenti verso l’estero».

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