Fabio Chiosi

C’era una volta il salotto buono di Napoli… Stylo24 ha intervistato Fabio Chiosi, assessore (ed ex presidente) della I Municipalità

Chiaia da sempre considerata il «salotto buono» di Napoli per antonomasia, è attraversata da un crisi senza precedenti, in cui l’emergenza Covid gioca un ruolo fondamentale, anche se non rappresenta l’unico elemento di criticità. Sullo stato del quartiere, dalla storica vocazione commerciale, Stylo24 ha raccolto le considerazione di Fabio Chiosi, ex presidente e attuale assessore agli Affari generali della I Municipalità.     

Chiaia è sempre più deserta, il ricordo del salotto buono è ormai lontano. Di che cosa soffre oggi il quartiere?
«Soffre di una malattia che si chiama “demagistrisite” (si riferisce a Luigi de Magistris,ndr) una malattia che non risparmia alcun quartiere partenopeo. Il dramma è rappresentato dal fatto che Chiaia, che doveva essere il fiore all’occhiello della città, sia dal punto di vista residenziale che commerciale, è stata livellata verso il basso. Vale a dire che l’azione dell’attuale amministrazione comunale ha degradato anche quello che di buono c’era un tempo. Contestualmente, nulla è stato fatto per migliorare le periferie».

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Un’altra criticità che interessa Chiaia, è sicuramente quella dell’aumento dei casi di criminalità. Cosa fare per frenarli?
«Partiamo dal presupposto che si parla di microcriminalità, perché si considerano questi reati minori, anche se, nei fatti, sono i più odiosi, quelli più di impatto. E mi riferisco a scippi, rapine, atti vandalici. Sono i reati che, secondo me, creano molti più problemi e segnano fortemente il tessuto sociale, anche perché infondono terrore tra i cittadini. Per agire contro la diffusione di detti reati, c’è bisogno oltre che di un maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, anche di interventi di tipo legislativo».

Qualche esempio?
«Innanzitutto, occorre abbassare l’età imputabile e poi avere la certezza della pena. Questo perché, i componenti delle cosiddette baby-gang, traggono la loro forza, proprio dalla consapevolezza di essere non imputabili, sono coscienti della mitezza delle condanne, del fatto che quasi mai vengono applicate nel modo idoneo».  

E per quel che riguarda la criminalità organizzata, quanto è alto il rischio di infiltrazione da parte dei clan, anche considerando il deserto commerciale generatosi con il Covid?
«Da questo punto di vista, con il presidente de Giovanni, nel corso degli ultimi comitati sulla sicurezza, in Prefettura, abbiamo lanciato l’allarme.  Quello che registriamo sul territorio di Chiaia è un aumento esponenziale dei fitti, a fronte di una crisi senza precedenti. Il campanello di allarme suona, quando in queste condizioni, ci sono poi attività che possono permettersi di pagare fitti elevatissimi. Quindi, bisogna comprendere cosa stia accadendo, utilizzando la classica lente di ingrandimento per far emergere eventuali movimenti sospetti».  

A ottobre si torna alle urne per scegliere il prossimo sindaco di Napoli, il centrodestra è in ritardo…
«Indubbiamente, è in ritardo, come purtroppo capita sempre. Anche se, questa volta registro un ritardo generale. L’unico sceso in campo, finora, è Bassolino. E questo mi dispiace molto, perché la città di Napoli merita di essere amministrata bene, ha bisogno di un candidato sindaco che abbia un programma serio, realizzabile, e soprattutto che avvii una interlocuzione con il Governo. Napoli ha bisogno di una legge speciale, che vada a sanare le casse del capoluogo partenopeo, devastate da de Magistris. Il Comune, va detto, non è ufficialmente in dissesto, ma nei fatti lo è. Napoli, capitale del Mezzogiorno merita di essere salvata, e merita un sindaco che ripartendo da zero, possa mettere a posto le cose».

Dopo quanto ha sottolineato, la risposta alla prossima domanda, appare scontata, ma gliela rivolgiamo lo stesso: che cosa ha fatto l’amministrazione comunale per il quartiere Chiaia?
«Sostanzialmente nulla, come nulla ha fatto per l’intera città. Lo dico con molta serenità e molta amarezza. Napoli, in questi anni, è stata letteralmente disamministrata, si è pensato solo alle cose futili, si è pensato a elargire i contributi a pioggia alle associazioni degli amici degli amici, o ancora, a supportare i centri sociali. E i risultati di questa gestione sono sotto gli occhi di tutti».

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