I fatti risalgono ad un anno fa, ma per il dipendente potrebbe trattarsi di una vittoria di Pirro e si prospetta un secondo round in tribunale

di Fabrizio Geremicca

Circa un anno fa, per la prima volta nella sua storia, la Fondazione Banco di Napoli, presieduta all’epoca come adesso da Rossella Paliotto, licenziò un suo dipendente. Il Tribunale di Napoli, sezione Lavoro, stabilisce ora che quel licenziamento fu illegittimo. Lo scrive nero su bianco il giudice Erminia Catapano nella ordinanza che ha posto fine, almeno in primo grado, alla sfida giudiziaria che contrapponeva Paliotto a Nunzio Andreani, il dipendente che la presidente aveva messo alla porta dopo che l’uomo aveva lavorato per 16 anni nella Fondazione.

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«Il giustificato motivo oggettivo posto a base del recesso – scrive il magistrato – non sussiste. Il motivo addotto (dalla Fondazione, n.d.r.) è in parte contraddittorio ed in parte inesistente o infondato”. Catapano demolisce nella sentenza la tesi di Paliotto secondo la quale il licenziamento di Andreani era inevitabile alla luce di una situazione di crisi della Fondazione. «La fumosità – scrive la toga – l’infondatezza e, comunque, la carenza di prova della crisi è evocata dalla formula generica, che allude alla situazione finanziaria senza nemmeno dire espressamente se essa sia critica. Nessuna prova, nemmeno indiziaria, è stata fornita circa una eventuale difficoltà della Fondazione. Non risultano depositati bilanci, scritture contabili, revoca di incarichi o commesse. Basta questo motivo a ritenere apparente il motivo oggettivo che si legge nella lettera di licenziamento”. Inconsistente, incalza il giudice, anche la motivazione addotta da Paliotto a sostegno del licenziamento che faceva riferimento ad un presunto esubero di personale inquadrato come quarto livello. «Nel collegare l’esubero del dipendente di quarto livello alla situazione economica e finanziaria – scrive il magistrato Catapano – la Fondazione compie una operazione contraddittoria perché giustifica l’esubero con la scarsa capacità specialistica dell’Andreani e con il fatto che le mansioni semplici allo stesso assegnate risultano costare troppo (in relazione al livello di inquadramento) potendole invece affidare a dipendenti più competenti. A prescindere da ogni dubbio sulla effettiva economicità di una riorganizzazione in virtù della quale i compiti di un lavoratore di quarto livello verrebbero riassegnati a dipendenti di più elevato inquadramento, i quali verrebbero distolti almeno in parte dai compiti propri e più elevati, in ogni caso vale rilevare che manca l’ordine di servizio che comprovi la riassegnazione prospettata, il che toglie ulteriore credibilità al presunto riassetto aziendale”.

C’è di più. Nella sentenza si fa riferimento anche alla circostanza che la Fondazione ha palesemente violato l’obbligo che grava sul datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento, di vagliare tutte le possibilità di ricollocazione all’interno dell’azienda del lavoratore in esubero o divenuto inidoneo alle mansioni assegnategli. Andreani porta a casa, dunque, una ordinanza favorevole che, però, rischia di essere una vittoria di Pirro. La Fondazione è stata, infatti, condannata a riassumerlo o, in mancanza, a liquidargli come risarcimento del danno sei mensilità, pari a circa 10.000 euro e Paliotto non ha mosso un passo in direzione della riassunzione dell’ex dipendente. L’unica reazione da parte della Fondazione è stata finora una lettera inviata all’avvocato Rosario Schiano Lomoriello, il quale patrocina Andreani insieme all’avvocato Marcello Boccarusso, da parte dell’avvocato Lucio Giacomardo, che scrive in nome e per conto di Paliotto. Nella lettera si propone ad Andreani di firmare una conciliazione che preveda, in cambio di 15.000 euro netti, l’accettazione dell’avvenuta risoluzione del rapporto di lavoro. L’ex dipendente, che tra l’altro lamenta anche di non avere ancora ricevuto tutta la liquidazione, ha intenzione di rifiutare perché ritiene di avere diritto alla riassunzione. Si prospetta, dunque, una seconda partita di appello in tribunale.

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