lunedì, Gennaio 24, 2022
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«Il poliziotto è stato aggressivo, noi non abbiamo mai colpito o insultato nessuno»

Guerriglia in piazza Bellini, i tre “antagonisti” sfilano davanti al gip e forniscono la propria versione: «Abbiamo chiesto il perché di quel controllo e la cosa è degenerata»

di Luigi Nicolosi

Dopo quasi 24 ore trascorse in carcere e altrettante agli arresti domiciliari, i protagonisti dell’aperitivo-guerriglia in piazza Bellini sfilano davanti al gip per l’udienza di convalida e a sorpresa decidono tutti e tre di rispondere alle domande del giudice Bardi. Pietro Spaccaforno, Fabiano Langella e Diego Marmora, gli esponenti del centro sociale Insurgencia accusati della rappresaglia contro la polizia, non si sono nascosti dietro a un dito ma hanno ribadito la propria presunta estraneità rispetto alla vicenda: «Noi – hanno spiegato – stavamo soltanto bevendo una birra e ci eravamo incontrati per ricordare Valerio, un nostro amico prematuramente scomparso. La situazione è degenerata quando un agente ha iniziato a strattonarci. Noi non avevamo però insultato nessuno, neppure nei minuti precedenti».     

L’udienza di convalida celebrata nel primo pomeriggio di oggi ha dunque dato ai tre indagati la possibilità di esporre la propria versione dei fatti. Spaccaforno, Langella e Marmora hanno accettato di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari e la loro versione si è sostanzialmente rivelata convergente. Respingendo l’accusa per la quale sono finiti in manette domenica sera, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, i tre indagati hanno innanzitutto ricostruito le fasi precedenti a quelle scene di guerriglia urbana: «Eravamo una quindicina. Ci eravamo dati appuntamento per ricordare Valerio, un nostro amico recentemente scomparso e stavamo bevendo una birra insieme. La serata procedeva tranquillamente, fino a quando non siamo stati fermati dalla prima pattuglia».

A questo punto arriva la ricostruzione dell’ormai fatidico controllo: «È vero – ha spiegato Spaccaforno – che quando la volante si è fermata io non avevo con me il documento di identità, ma i due miei amici hanno subito confermato le mie generalità. I problemi sono iniziati quando abbiamo chiesto il perché di quel controllo. Un poliziotto si è mostrato subito aggressivo e mi ha tirato per un braccio. Inizialmente ci siamo rifiutati di seguirli, ma nessuno di noi ha insultato gli agenti. Forse qualche passante che ha assistito alla scena ha usato delle parole fuori luogo, ma di certo a farlo non è stato uno dei ragazzi della nostra comitiva». Quanto alla baraonda conclusiva, quella che he preceduto l’ingresso dei tre fermati nelle volanti, Spaccaforno, mostrando i lividi al giudice, ha spiegato: «Il primo a farsi male sono stato proprio io, dal momento che sono stato spinto sulla portiera dell’auto spaccandomi la bocca. Lì ho perso la calma e mi dispiace, ma la nostra è stata solo una forma di resistenza passiva, non un’aggressione deliberata». Una versione molto differente da quella fornita invece dalla questura di Napoli, che l’indomani ha diffuso la notizia di ben undici agenti refertati in ospedale. La palla passa adesso al gip, chiamato da qui alle prossime ore a pronunciarsi su una vicenda a dir poco spinosa. Il collegio difensivo (Annalisa Senese, Alfonso Tatarano e Natalia Fuccia) si è intanto opposto alla convalida chiedendo la revoca della misura degli arresti domiciliari.

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