giovedì, Febbraio 2, 2023
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Il pizzo dei Contini dietro le processioni: «In ospedale pagano pure i medici»

Edicole votive abusive e tangenti mascherate da questue, il pentito Teodoro De Rosa svela il sistema: «Chi non si piega corre dei rischi. Tutte le cappelle sono gestite dal rione Amicizia»

di Luigi Nicolosi

Dietro le decine di edicole votive abusive disseminate in tutta Napoli non ci sarebbe un semplice atto di fede. Si tratterebbe, piuttosto, di una strategia criminale studiata a tappeto e finalizzata a imporre la presenza dei clan nelle rispettive zone di competenza. Non solo, tramite le processioni che fanno capo alle associazioni religiose della Madonna dell’Arca le cosche del capoluogo riscuoterebbero una vera e propria tangente estorsiva ai danni di fedeli, residenti e commercianti. E non finisce qui: «La cappella veniva fatta anche all’interno dell’ospedale in occasione di determinate funzioni nel parcheggio e in quel caso dovevano pagare pure medici e infermieri». Insomma, nessuno era ed è al riparo dalle angherie di Malanapoli.

A rivelare lo sconvolgente retroscena è Teodoro De Rosa, ex uomo del clan Contini, che non le proprie accuse ha contribuito pochi giorni fa al sequestro di undici edicole votive abusive riconducibili ai massimi esponenti dell’Alleanza di Secondigliano, in particolare a Maria Aieta (moglie del capoclan Edoardo Contini “’o romano”) e al rampollo Ettore Bosti, figlio del ras Patrizio. Il collaboratore di giustizia non si è limitato a indicare la collocazione geografica dei manufatti, quasi tutti realizzati tra l’Arenaccia e il quartiere San Carlo all’Arena, ma ha anche messo a verbale una lunga serie di informazioni in ordine al reale fine delle iniziative “religiose” organizzate dagli esponenti della temibile cosca con base nel rione Amicizia.

Sul punto, lo scorso 6 luglio Teodoro De Rosa ha dichiarato: «Facevamo anche la cappella all’interno dell’ospedale in occasione di determinate funzioni nel parcheggio e in tal caso dovevano pagare anche medici e infermieri. Nel parcheggio dell’ospedale pagavano e basta; era noto che dovevano farlo. Il rischio era che venissero bucate le ruote o qualche altro dispetto. Sia nel parcheggio interno dell’ospedale sia in quello esterno, abusivo». Il super pentito non si è però fermato qui, aggiungendo: «Di cappelle ce ne sono almeno altre cinquanta e sarei in grado di indicarvele tutte. Tutte sono gestite dal rione Amicizia, mentre quelle di San Giovanni e Paolo e di una parte dei Ponti Rossi sono gestite dalla mamma delle sorelle Aieta. La mamma delle Aieta non solo ha la sua cappella ma raccoglie anche i soldi di diverse cappelle gestite da altri boss e site in San Giovanni e Paolo e in parte ai Ponti Rossi. Le sue cappelle corrispondono in realtà alle chiese di San Giovanni a Paolo, piazza Ottocalli e Ponti rossi. Poi c’è una cappella della Madonna dell’Arco e di vari Santi sotto casa della mamma delle Aieta. In quest’ultima ci sono le statue di tre santi e la donna gestisce proprio la funzione dei Tre Santi».

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