Un sequestro di cocaina

La circostanza emerge dal dialogo intercettato di due affiliati di rango di un clan del Vesuviano

Due affiliati di spessore di un clan del Vesuviano vengono intercettati mentre parlano dell’arresto di un proprio sodale, tale Pasquale. La circostanza emerge dal brogliaccio allegato a una informativa di polizia giudiziaria prodotta sulla cosca dei Fabbrocino, attiva nell’hinterland nolano. I camorristi sono in macchina e si scambiano pareri sulle conseguenze dell’arresto, che potrebbe portare dietro le sbarre per molti anni, il loro «compariello».

Singolare la modalità con la quale quest’ultimo, da tempo nel mirino delle forze dell’ordine, ha nascosto la cocaina a bordo della vettura per trasportarla dalla Puglia alla Campania. Dopo averlo fermato, infatti, i poliziotti vanno dritti verso l’obiettivo delle ricerche, e recuperano lo stupefacente (un chilo di cocaina), che era stato nascosto nel vano stereo (modificato ad hoc) di una Seat Ibiza.

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Dalla conversazione intercettata emerge pure che il giorno prima di recarsi in Puglia, il soggetto che verrà poi arrestato, è stato controllato da personale della Dia, che ha effettuato una ispezione anche a bordo della citata vettura. «Comunque Pasquale pensa che quelli (la polizia) fossero andati per altra gente. Allora, si sente sicuro, prende e va là a pigliare il pacco, e lo fermano», afferma uno degli interlocutori intercettati. E l’altro sottolinea l’atteggiamento poco accorto e incosciente avuto dal sodale: «E mette la roba nello stereo, e l’hanno fermato a Molfetta e gli hanno trovato un chilo di cocaina».

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I due discutono pure del fatto che il loro amico, si sarebbe «trovato in mezzo per scambio, perché quella roba era di certi di Angri (Salerno)».  «Ma ora, a Pasquale il magistrato domanda di questi di Angri, e se questi di Angri li arrestano, si crede che Pasquale se li è cantati», convengono i due camorristi. Che alla fine prevedono per Pasquale, una lunga condanna: «Come minimo, a Pasquale, gli danno sette anni».