L’intercettazione inserita in una informativa di polizia giudiziaria sul clan Fabbrocino

Il factotum di un boss del clan Fabbrocino (il ras è all’epoca, reggente dell’organizzazione), viene intercettato mentre parla con un suo sodale. Il discorso verte sul capo detenuto in prigione e il contenuto del colloquio finisce in una informativa di polizia giudiziaria prodotta sulla cosca di San Giuseppe Vesuviano. Non mancano le critiche verso il boss, «accusato» di essere troppo morbido, rispetto ad alcune decisioni e alla gestione del gruppo malavitoso. «Io lo dico sempre…  (il boss) è di un  altro pianeta, e il  difetto   suo   è che  ragiona  con il  cuore», si lascia scappare il «collaboratore» del camorrista. «Francù (si rivolge al suo interlocutore, ndr), senza chiacchiere per nessuno. Non ce ne stanno (come lui), ha una  marcia in più».

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Ma viene ribadito il difetto del reggente. «Ragiona troppo con il cuore, fa troppe buone  azioni a parecchi… a chi se lo merita e a chi  non se lo merita. Francuccio, se (lui) avesse un poco di cazzimma in più, ma non è che non ha la cazzimma, il fatto è che è proprio  buono», si confida l’uomo. Che poi racconta un episodio: «Quello  (il boss) disse vicino a me: “Se io facessi il commerciante, fallirei subito”. Io dissi: e perché?. E lui rispose: a me chi viene viene, se uno dice che gli serve un poco di  roba, io gli dico: “E prenditela”». L’intercettazione appena riportata, argomentano gli inquirenti nell’informativa di polizia giudiziaria, è illuminante «non solo riguardo ai valori distorti dei camorristi, ma relativamente alle critiche mosse al boss, considerato troppo morbido e ‘buono di cuore’ nella gestione degli affari illeciti».

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