giovedì, Giugno 30, 2022
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Il piano recupero crediti del Comune è una follia

Palazzo San Giacomo ha allestito un vero e proprio arsenale di guerra per scovare i morosi, ma sono a rischio privacy e diritti fondamentali

Riprese aeree con sensor laser, sopralluoghi, incroci di dati, controlli sulle utenze e perfino dei bonifici, di atti notarili e successioni. No, non è una guerra è solo una parte della strategia che il Comune di Napoli vuole attuare nella lotta agli evasori fiscali. Detta così non è che suoni un gran bene. Per capire la questione però bisogna ripartire dall’inizio. Palazzo San Giacomo, tra fanfare e squilli di tromba, ha siglato il cosiddetto «Patto per Napoli» con il governo Draghi. In questo patto però è previsto che l’Ente guidato da Manfredi recuperi una grande fetta degli evasori fiscali.

Per dare una svolta un soggetto privato ha studiato un piano decennale con il quale si stimano maggiori entrate per oltre «10 milioni dal secondo anno fino ad arrivare ad oltre 71 dal decimo». Il progetto – riferisce un articolo di Alessio Gemma su Repubblica Napoli- si chiama «Nov.it», acronimo di «Napoli obiettivo valore». Dietro al Nov.it ci sono le società private Municipia (gruppo Engineering) e Netcom group.

Il sindaco sembra aver accolto con favore il «disegno» e gli vorrebbe affidare entro l’estate il servizio di recupero delle somme arretrate di Tari, Imu, Tasi, Cosap ed entrate extra tributarie. Il progetto, per la verità, ha già ricevuto un primo via libera già dalla giunta targata de Magistris nel 2019 (per la verità sempre nel segno della discontinuità, ricordate le parole di Manfredi?). Il problema però è che le banche dati del Comune sono molto, ma molto, carenti. Non sono aggiornate, anagrafe e tributi sono isolate tra loro e non comunicano.

Il piano per scoprire gli evasori

Per risolvere queste gravi carenze allora le due società private hanno proposto di utilizzare dati catastali e contratti di utenza ma anche atti unici dei notai, successioni, bonifici da ristrutturazione e dichiarazioni dei redditi. Basta così? Assolutamente no, perché il cittadino-criminale va perseguitato a ogni costo e così verranno effettuate «riprese aeree con sensor laser».

Ma mica stile Google Street Viev, che quantomeno tutela un po’ la privacy. No, i mezzi utilizzati saranno di ultimissima generazione «con un’accuratezza nell’ordine di 10 cm». Lo scopo? Scovare superfici sconosciute come sopraelevazioni. Inoltre verrà effettuato un censimento con sopralluogo di 12.500 immobili tra negozi, alberghi, fabbriche e utenze non domestiche. Una vera e propria missione di guerra.

Ma non si sta forse esagerando un pochino? Sia ben chiaro, le tasse vanno pagate e gli evasori vanno perseguiti a norma di legge, ma c’è un problema fondamentale. Nessuno, neanche un ente pubblico, può permettersi di violare le libertà fondamentali delle persone che con queste azioni sembrano messe fortemente a rischio. Inoltre bisogna ricordare che a Napoli le tasse e le imposte sono particolarmente alte, tra le più alte di tutta Italia e la città non offre nulla ai cittadini: manutenzione stradale inesistente, raccolta rifiuti carente e in perenne difficoltà, trasporti pubblici inesistenti, servizi zero. La sicurezza resta una sconosciuta ma il Comune decide di fare una lotta, senza se e senza ma, a tutti, indipendentemente dalle reali condizioni del cittadino.

Differenziare piccoli e grandi evasori

Bisognerebbe ricordare a Palazzo San Giacomo che ci sono grandi evasori che vanno perseguiti e costretti a pagare. Come per esempio la Federico II (chi era il rettore fino a poco fa?) con i suoi 13,8 milioni di euro tasse arretrate, ma anche grandi aziende, strutture ricettive in genere, enti pubblici e privati e chi più ne ha più ne metta.

Ma ci sono anche i piccoli evasori che magari tra lo sceglier di mettere il piatto a tavola e il pagare la tassa sulla monnezza (che poi non viene raccolta) hanno preferito mangiare. O magari pagare l’affitto per evitare di finire per strada. L’Italia viene da due anni di pandemia, con relative restrizioni, ora c’è la guerra che ha praticamente fatto lievitare tutti i prezzi. Moltissimi sono in difficoltà, ma Manfredi & co. preferiscono mette in piedi un’attività gigantesca di recupero crediti che non farà altro che impoverire ulteriormente il tessuto sociale che è composto anche dal pensionato o dal disoccupato senza redditi o redditi bassi.

La gestione della privacy

Inoltre sorgono dubbi anche sulla gestione della privacy, perché un privato deve entrare in possesso di tantissimi dati sensibili dei cittadini. Perché un privato deve essere a conoscenza di un bonifico o di una bolletta pagata dal cittadino? Non ci sono rischi di violazione della privacy? Come saranno gestiti questi dati? È normale che un Ente pubblico gli affidi tutto? È stato chiesto un parere del garante della privacy? Perché i consiglieri comunali non chiedono conto di tutte queste cose?

Il direttore generale? Costa di più del Presidente della Repubblica

Se il Comune vuole iniziare a risparmiare può iniziare a tagliare un po’ i compensi ai collaboratori. Solo Manfredi ha ben due staff, uno a Palazzo San Giacomo e uno alla Città Metropolitana. Ce n’è davvero bisogno? C’è un direttore generale che costa circa 230mila euro lordi l’anno, più del presidente della Repubblica che si ferma a 179.000. Davvero è giusto perseguitare una persona che magari riesce a mettere a stento a tavola un piatto per i propri figli, in un periodo dove l’inflazione è arrivata alle stelle e gli stipendi sono ancora bassi?

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