Nella foto il neomelodico arrestato Alfonso Manzella, in arte Zuccherino

Alfonso Manzella, alias “Zuccherino”, sapeva di avere le forze dell’ordine alla calcagna e non riuscendo a parlare con il patrigno temeva il peggio: «Se c’è un mandato di cattura arrestano pure me, io sono vicino a Rosario»

di Luigi Nicolosi

Il neomelodico con il “vizio” delle estorsioni sapeva di avere le forze dell’ordine alle calcagna. Già nel 2016 Alfonzo Manzella, alias “Zuccherino”, non riuscendo ad avere il colloquio con il patrigno detenuto, il ras Rosario Giugliano “’o minorenne”, temeva che quest’ultimo fosse stato raggiunto da un nuovo provvedimento cautelare e che in quella stessa indagine potesse essere coinvolto anche lui in prima persona. Per questo motivo, non sapendo di essere sotto intercettazione, annunciava alla madre Teresa Caputo: «Al cento e uno per cento ci sono anche io con lui… perciò stanno tutte le guardie in giro, da questa mattina c’è un macello in giro. Prendo la borsa e me ne vado per una decina di giorni».

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Il piano del 34enne cantante-ras emerge tra le pieghe delle quasi mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che all’alba di ieri, con l’esecuzione di ben ventisei arresti, ha pressoché decapitato il nuovo “sistema” di Poggiomarino. La retata ha infatti portato dietro le sbarre tutti i principali esponenti del clan che avrebbe, di fatto, ereditato il potere criminale dei Fabbrocino nella zona del Vesuviano. Pesantissime le accuse formulate dagli inquirenti della Dda a carico degli indagati: associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, estorsione e armi. Imputazioni di cui devono rispondere, tra gli altri, proprio il boss Giugliano “’o minorenne” e il parente neomelodico Manzella.

Quest’ultimo già in tempi non sospetti aveva realizzato che le attività criminali che stava conducendo gli avrebbero presto portato delle grane giudiziarie. Sul punto, appare emblematica la conversazione telefonica nella quale i carabinieri si sono imbattuti l’8 giugno del 2016. “Zuccherino”, temendo che il mancato colloquio si sua mamma Teresa Caputo con il detenuto Giugliano fosse dovuto a una nuova misura cautelare eseguita a suo carico, esternava alla suocera la propria intenzione di allontanarsi da casa, cioè rendersi irreperibile, in quanto riteneva che «se effettivamente – scrivono gli inquirenti – Rosario Giugliano era stato raggiunto da un nuovo provvedimento restrittivo, sicuramente la misura riguardava pure lui visto che era la persona più vicina da un punto di vista criminale a Giugliano».

Ecco dunque quanto Manzella ha affermato quel giorno discutendo con la moglie Rosa Ferraioli e la suocera: «È un mandato di cattura Rossella, me ne devo andare eh, me ne vado questa notte». E ancora: «E perché mamma? Perché al cento uno per cento ci sono anche io con lui, il cento e uno per cento”. Perciò già stanno tutte queste guardie in giro, da questa mattina c’è un macello in giro… Me ne vado mamma, me ne vado per una decina di giorni fuori, mi prendo la borsa e me ne vado, non dico niente a nessuno, se hanno emesso il mandato di cattura mi arrestano pure a me mamma, al cento per cento, Rosario, mamma io sto vicino a lui! La gente parla, che vi pensate che non parla? Senza fare niente è normale…». “Zuccherino conclude quindi così la conversazione: «Mamma non devi piangere, statti calma, non ti preoccupare adesso ti faccio io cosa è successo. Adesso chiamo io».

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