Il boss Rosario Giugliano mentre è a colloquio con il figliastro Alfonso Manzella, e con il nipote Cristian Sorrentino

Le intercettazioni in carcere di Rosario Giugliano mentre è a colloquio con il figliastro Alfonso Manzella (il cantante neomelodico Zuccherino)

L’invito rivolto al figliastro era quello di rigare dritto, per evitare che l’attenzione delle forze dell’ordine si focalizzasse su di loro. Teme che gli venga contestato il reato di associazione mafiosa: «Clan Giugliano, clan Giugliano… io adesso ho sessant’anni, se succedesse una cosa di queste, significa che minimo sono altri 20 anni» di galera. A parlare, intercettato, è il boss di Poggiomarino, Rosario Giugliano, anche detto ’o minorenne.

Nei confronti del gruppo – di cui, secondo gli inquirenti sarebbe a capo – lo scorso 19 aprile è scattata una maxi operazione che ha portato all’esecuzione di 26 misure di custodia cautelare in carcere. Tra i destinatari dell’ordinanza anche Giugliano e il figliastro, Alfonso Manzella, in arte Zuccherino, cantante neomelodico più o meno noto nel Vesuviano. Zuccherino, accompagnato da Cristian Sorrentino (anche lui indagato nell’inchiesta in oggetto) va a colloquio a trovare il patrigno, che ha insistito per parlargli. E’ il 10 maggio del 2017.

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Nel corso dell’incontro, il boss ribadisce a Manzella di stare lontano dalla «strada» (vale a dire da pregiudicati e ambienti criminali) e di evitare di aprire attività commerciali che possano innescare indagini degli inquirenti. Il figliastro gli risponde che tra poco aprirà una caffetteria, e nonostante, si suppone, sia a conoscenza che i colloqui in carcere sono videoregistrati, si lascia sfuggire: «Sto a posto, ho intestato al compare tutte cose, ho messo a posto (tutto)».

Naturalmente sta parlando di un prestanome. Il patrigno rendendosi conto della gravità dell’affermazione fatta pochi istanti prima da Manzella, «attraverso un espressione del corpo – è riportato nell’ordinanza a firma del gip Claudio Marcopido – manifestava comunque la sua contrarietà, non solo per l’apertura del locale, ma soprattutto per la sciagurata affermazione di Manzella, che in quale modo aveva rivelato una circostanza da tenere riservata e costituente possibile condotta criminosa. Secondo l’ipotesi accusatoria, inoltre, come si vedrà in apposita partizione, Manzella era proprietario di alcuni beni immobili che, nel corso del tempo, aveva intestato a prestanome».

Durante il colloquio, si parla anche della attività di intraprendere, perché spiega Giugliano ai suoi interlocutori, «io li leggo i giornali, mi informo».  E fa intendere che è sua intenzione pretendere spazio per i nuovi incentivi messi a disposizione dal Comune di Poggiomarino, fino a 50.000 euro in tema di microcredito per i giovani che costituiscono cooperative composte fino a 9 soci.

«Io, non appena esco, me ne vado via dall’Italia, si possono uccidere loro e l’Italia… però voi che siete giovani (Rosario Giugliano ammicca prima a Cristian e poi ad Alfonso, per far capire che bisogna interessarsi e seguire queste situazioni, ndr), perché sennò sempre i soliti vanno avanti. Sono opportunità che secondo me vanno sfruttate. Là si parla di lavoro, si parla di agevolazioni, si parla di tante cose no, dimostrate, ovviamente le cose si devono fare (…) io penso che per organizzare una cooperativa, sai quanto ci vuole per farla? Due, tre di voi», spiega il boss.

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