Giuseppe Misso in una foto degli anni Ottanta

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex capoclan della Sanità nel corso del processo contro Totò Riina, accusato di essere il mandante della Strage del Rapido 904

La rapina al Monte dei Pegni di Napoli, istituto con sede in Via San Giacomo, strada a un tiro di schioppo da Piazza Municipio, fu messa a segno agli inizi degli anni Ottanta e fruttò alla banda capeggiata da Giuseppe Misso (Missi all’anagrafe, conosciuto nell’ambiente malavitosi come ’o nasone), 5 miliardi di lire. L’ex boss della Sanità, passato a collaborare con la giustizia nel 2007, torna a parlare del colpo il 3 marzo del 2015, a Firenze, durante una udienza del processo imbastito contro il capo della cupola mafiosa, Totò Riina, accusato di essere il mandante della Strage del Rapido 904.

Misso: con me lavorava il nipote del mafioso Gerlando Alberti

Alla domanda rivolta dal pm Angela Pietroiusti, relativa al fatto se Misso, conoscesse personaggi legati alla mafia siciliana, quest’ultimo risponde: «Ho conosciuto Gerlando Alberti jr (nipote e omonimo del più famoso capomafia detto ’o paccaré, ndr) perché prese parte alla rapina al Monte dei Pegni a Napoli, insieme a me. Poi c’era Franco Caccamo, che non era un mafioso, e Vito Lo Monaco, che nemmeno era un mafioso, ma soltanto uno che faceva le rapine». «Il mafioso era Gerlando Alberti jr, che era un nemico di Pippo Calò, della mafia vincente, e di conseguenza, se io ero amico di Alberti jr, non sarei mai potuto essere amico di Calò», spiega Misso. «Ma questo nessuno glielo ha chiesto – sottolinea il pm –, intanto lei come fa a sapere che Alberti non era amico di Calò, glielo ha detto Alberti?». «Lo so perché lui era uno scappato di casa, scappato da Palermo. Perché in Sicilia faceva le rapine e non dava i soldi alla mafia, quindi era stato condannato a morte da Cosa nostra. Questo lo so perché me lo ha detto lui». E quindi, domanda ancora il pubblico ministero, Alberti jr «l’ha conosciuto perché era in fuga dalla mafia?». «No, io l’ho conosciuto perché Alberti jr, lo portarono da me Franco Caccamo e Vito Lo Monaco, che avevano fatto delle rapine con me», afferma Misso. «E perché si rivolsero proprio a lei?», incalza il pm. «Perché avevano bisogno di guadagnare e perché io, all’epoca, ero forse il più importante rapinatore d’Italia», ribatte Misso.

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